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TEATRO VERDI : 29 E 30 APRILE “I MIEI STUPIDI INTENTI” IL NUOVO SPETTACOLO CON PROTAGONISTA GIUSEPPE CEDERNA

DiRedazione

Apr 27, 2026

DOPO IL RECENSITISSIMO DEBUTTO A LUGANO, APPRODA AL TEATRO VERDI DI PORDENONE IN ESCLUSIVA ASSOLUTA PER IL NORDEST MERCOLEDÌ 29 E GIOVEDÌ 30 APRILE (ORE 20.30) IL NUOVO SPETTACOLO DELLA COMPAGNIA VICOQUARTOMAZZINI, PROTAGONISTA GIUSEPPE CEDERNA.

TRATTO DALL’OMONIMO ROMANZO DI BERNARDO ZANNONI, GIOVANE AUTORE PREMIO CAMPIELLO NEL 2022, IL NUOVO ALLESTIMENTO IDEATO E DIRETTO DA MICHELE ALTAMURA E GABRIELE PAOLOCÀ, PROSEGUE IL PERCORSO DELLA COMPAGNIA NELLA LETTERATURA CONTEMPORANEA ITALIANA

PORDENONE- Un romanzo sorprendente, vincitore del Premio Campiello 2022, firmato dal giovanissimo Bernardo Zannoni. L’affiatata e superpremiata compagnia VicoQuartoMazzini e una regia, quella di Michele Altamura e Gabriele Paolocà, che incontra in scena Giuseppe Cederna, tra i più amati protagonisti del teatro e del cinema italiano. Sono questi gli elementi che fanno di “I miei stupidi intenti”, uno degli appuntamenti teatrali dell’anno. Una favola nera e visionaria, in cui le grandi domande sull’esistenza si specchiano nello sguardo di un animale, tra istinto e coscienza, sopravvivenza e desiderio di consapevolezza. La parabola inquieta e luminosa di una creatura che tenta ostinatamente di superare la propria natura, interrogando il senso stesso dell’esistenza.

Tratto dall’omonimo romanzo – acclamato anche dal New York Times, tradotto in tutta Europa e negli Stati Uniti – lo spettacolo, freschissimo di debutto a Lugano e dopo sole due tappe in altrettanti teatri italiani, arriva al Teatro Verdi di Pordenone mercoledì 29 e giovedì 30 aprile in esclusiva per il Nordest (inizio ore 20.30). Nuova produzione di LAC Lugano (in coproduzione con Scarti Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Piccolo Teatro di Milano Teatro, Stabile dell’Umbria e Teatro Nazionale di Genova), I miei stupidi intenti conferma il percorso di ricerca di VicoQuartoMazzini, tra le realtà più vitali della scena contemporanea. Il romanzo – e lo spettacolo – raccontano la storia di Archy, una giovane faina che tradisce la propria natura e abbandona una vita di stenti e bestialità per inseguire una domanda radicale: il senso della vita e Dio. Resa zoppa e venduta dalla madre, Archy viene acquistata da una vecchia volpe usuraia che le rivela il potere della parola scritta attraverso un misterioso libro sacro. Da quel momento si apre per lei una nuova percezione del tempo, della memoria e della morte, in un percorso che è insieme ascesa e caduta, rivelazione e smarrimento. Ne emerge una riflessione profonda e perturbante: cosa ci libera dallo stato animale? Cosa permette di superare le passioni più basse per elevarsi a una forma più alta e consapevole? E soprattutto, qual è la verità? Domande che attraversano la scena e chiamano in causa direttamente lo spettatore.

La regia di Altamura e Paolocà, fondatori e anime della compagnia, traduce l’universo di Zannoni in un linguaggio scenico capace di coniugare forza mitica e tensione filosofica. «Tradurre sulla scena l’universo estetico evocato da Zannoni ci è sembrato stimolante – spiegano –. Il contesto in cui fa abitare la sua parola, apre a possibilità narrative dal sapore ancestrale e al contempo iper-innovativo, che ci ha spinti a cercare un approccio registico inconsueto, altrettanto perturbante. La necessità di rimettere il Teatro al centro del discorso pubblico combacia con l’urgenza di affrontare i temi del presente e la violenza dei suoi cambiamenti».

In scena un cast affiatato: accanto a Cederna e gli stessi registi, Leonardo Capuano, Jonathan Lazzini e Arianna Scommegna, chiamati a dare corpo a un universo sospeso tra allegoria e concretezza. Le scene di Daniele Spanò, le luci di Giulia Pastore e le musiche originali di Demetrio Castellucci costruiscono un impianto visivo e sonoro fortemente evocativo. Dopo il successo de La ferocia, tratto dal successo editoriale di Nicola Lagioia, che è valso alla compagnia 4 Premi Ubu, VicoQuartoMazzini prosegue così la propria esplorazione della letteratura contemporanea italiana, confermando una ricerca che unisce rigore, immaginazione e tensione civile. I miei stupidi intenti si impone come un’esperienza teatrale intensa e stratificata, capace di parlare al presente attraverso una storia antica e universale: quella del desiderio – forse impossibile ma irriducibile – di diventare altro da sé.

Come di consueto il “Caffè Licinio” aprirà dalle 19.00 per un aperitivo o per un buffet pre-spettacolo. Per prenotazioni biglietteria@teatroverdipordenone.it

Di Redazione

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