Aumento record del 224,8% dell’Intelligenza artificiale negli ultimi due anni nelle imprese artigiane con più di dieci dipendenti. Nello stesso periodo, l’utilizzo dei big data e l’analisi dei dati è salita del 60,5%, mentre la crescita del cloud computing si è attestata sul 21,2%
Secondo un’indagine di Confartigianato, l’IA ormai entra in tutte le funzioni aziendali. Punti critici, la mancanza di competenze (58,6%), la carenza di manodopera specializzata (55,2%), ma anche questioni etiche (25%) e il rischio che l’aumento di produttività incide sull’occupazione (24,7%)
Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana: «La fotografia che emerge pone un doppio livello di sfide: collaborazione con scuole e università e accompagnamento delle imprese, ma occorre anche vigilare sulle derive, ancora tutte da scoprire, dell’utilizzo dell’IA»
Aumento record del 224,8% dell’Intelligenza artificiale negli ultimi due anni nelle imprese artigiane con più di dieci dipendenti. Nello stesso periodo, l’utilizzo dei big data e l’analisi dei dati è salita del 60,5%, mentre la crescita del cloud computing si è attestata sul 21,2%.
«Nonostante questa crescita tra il 2023 e il 2025», ragiona Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, «siamo ancora indietro rispetto alla media europea. L’anno scorso nell’UE 27 le piccole imprese che utilizzavano l’IA erano il 17,8%, contro la nostra media del 14,2%. Il dato positivo è che il gap si sta restringendo. Ne va della produttività del nostro sistema, punto debole del sistema Italia e anche della Marca Trevigiana».
Secondo un’indagine condotta da Confartigianato, l’IA ormai entra in tutte le funzioni aziendali. In testa il marketing e la vendita (33,1% delle imprese che la utilizzano), seguita dalla gestione dei processi amministrativi aziendale (25,7%), da ricerca e sviluppo e innovazione (20 %). L’IA inizia a penetrare anche nei processi produttivi (17,5%), nella sicurezza informatica (12,1%), nella contabilità e controllo di gestione (10,2%), marginale il contributo nella logistica (6,1%).
Rispetto alle attività svolte, il 70,8% si concentrano nell’estrazione di informazioni su documenti di testo, generazione di immagini, audio e video (42,9%), convertire la lingua parlata in testo (41,3%), generazione di testi (37,8%). Funzioni più legate all’incremento di produttività sono ancora marginali: analisi dati (20%), automatizzazione dei processi di lavoro (17,5%), movimentazione autonoma delle macchine (5,9%). Nel 17,8% delle imprese l’IA è anche utilizzata per identificare persone e oggetti da immagini.
«Il dato più preoccupante è che il 71,8% delle imprese artigiane non sa ancora come introdurre l’IA», sottolinea il presidente Armando Sartori. «Il principale ostacolo è la mancanza di competenze, fattore che interessa il 58,6% delle imprese. A questo si aggiunge la difficoltà a reperire personale specializzato: in Veneto riguarda il 55,2% delle posizioni ricercate, contro una media nazionale del 50,8%. Un freno allo sviluppo digitale dell’artigianato trevigiano, a fronte del 50,9% delle aziende che si dichiara pronta a sviluppare internamente o acquistare tecnologie IA».
Tra gli altri ostacoli all’introduzione dell’IA nell’artigianato, spiccano anche la mancanza di chiarezza legislativa (47,3%), l’indisponibilità o scarsa qualità dei dati necessari (45,2%), preoccupazioni relativi alla privacy e alla protezione dei dati (43,2%), i costi troppo elevati (43%), la mancata compatibilità con software e sistemi digitali esistenti (38,1%).
«Un’azienda artigiana su quattro si pone anche degli interrogativi etici», fa notare il presidente Armando Sartori, «la stessa percentuale di imprenditori (24,7%) che collega l’introduzione dell’intelligenza artificiale a un aumento di produttività, ma a scapito dell’occupazione. La fotografia che emerge dall’indagine di Confartigianato pone un doppio livello di sfide. Da una parte c’è la necessità di una collaborazione sempre più stretta con le scuole, la formazione e le università per preparare i giovani alle nuove professioni legate all’IA e di accompagnare le imprese artigiane a introdurre queste tecnologie in modo consapevole e produttivo. Dall’altra parte occorre vigilare sulle derive, ancora tutte da scoprire, dell’utilizzo estensivo dell’IA, in particolare sul prezioso tessuto di competenze artigiane. Su questo fronte è quanto mai necessario un protagonismo dell’Unione Europea per vigilare sulle possibili derive dell’IA».
