• Mer. Mag 13th, 2026

Voce del NordEst

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Convegno internazionale Sono adulto!: tra disabilità e progetto di vita

DiRedazione

Mag 13, 2026

5° Convegno Internazionale Erickson

Sono adulto!
Disabilità e progetto di vita

Trento e online, 22 e 23 maggio 2026

con Tom W. Shakespeare, Joanne (Jo) Watson, Iacopo Melio

Ciro Tarantino, Francesca Palmas e molti altri

Giunto alla 5ª edizione, il Convegno Sono adulto! è uno spazio di incontro e confronto tra studiosi, professionisti, famiglie e persone con disabilità, per costruire insieme una cultura della disabilità fondata su diritti, dignità e piena cittadinanza.

Il convegno si inserisce in un momento di profonda trasformazione normativa e culturale per il settore della disabilità in Italia, con l’entrata in vigore del D.lgs. 62/2024, che sposta l’asse dell’intervento sociale dalla protezione assistenziale all’esercizio dei diritti soggettivi.

Una trasformazione normativa e culturale destinata a incidere concretamente sulla vita di 3,1 milioni di persone con disabilità e sul lavoro di circa 730.000 operatori del settore, e che dà attuazione alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, con l’obiettivo di costruire percorsi di vita realmente inclusivi, personalizzati e orientati all’autodeterminazione.

È proprio su questa sfida che il convegno intende concentrarsi: trasformare il concetto di Progetto di Vita, non più inteso come adempimento burocratico, ma come strumento concreto di libertà, per costruire lo spazio per i diritti delle persone con disabilità e restituire alle persone la possibilità di scegliere, progettare e costruire il proprio futuro.

Tra i principali temi affrontati:

  • Abitare il territorio: abitare significa rivendicare il diritto alla vita indipendentemente dalla disabilità, svincolando il concetto di “casa” da quello di semplice posto letto in una struttura. Il tema si sposta verso la creazione di una comunità capacitante, dove le soluzioni abitative siano l’esito di una scelta personale e di una progettazione centrata sull’individuo. In questo quadro, il territorio diventa il luogo dove intrecciare relazioni significative e alleanze tra famiglie, enti locali e terzo settore.
  • Dare voce e riconoscere la complessità: riconoscere la dignità di ogni persona significa imparare ad ascoltare anche le voci più silenziose, sfidando l’idea che l’istituzionalizzazione sia l’unica risposta per le disabilità gravissime. L’approccio deve essere intersezionale, capace di vedere come disabilità, genere e origini migratorie si intreccino creando discriminazioni stratificate. Supportare la partecipazione e le decisioni di ognuno non è solo una pratica professionale, ma un diritto umano sancito dalla Convenzione ONU.

  • Affettività e sessualità: l’affettività e la sessualità sono diritti umani fondamentali spesso trascurati o limitati da forti resistenze culturali nel mondo della disabilità intellettiva. Il convegno affronta coraggiosamente questo tabù, promuovendo un’educazione rispettosa della soggettività e dei desideri di ciascuno. Superare la frammentazione degli interventi significa includere questi bisogni nel Progetto di Vita, garantendo una visione integrale della persona e del suo benessere esistenziale.
  • Famiglie, quotidianità e futuro: l’empowerment delle famiglie è la chiave per passare da un welfare protettivo a un welfare che libera, permettendo di immaginare percorsi di vita “oltre la diagnosi”. Il Progetto di Vita diventa lo strumento per sognare e costruire un futuro felice, evitando che la persona sia intrappolata in una visione puramente assistenziale. Il ruolo del caregiving familiare viene riconosciuto come cruciale, ma inserito in una rete che promuove la piena cittadinanza.

A questo link il programma completo.

Di Redazione

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