Dopo anni di attese, progetti e speranze finalmente ci siamo riusciti
Vivere Dublino durante la festa di San Patrizio (Saint Patrick’s day) che guarda caso è pure il compleanno di Elisa, quindi doppia occasione per fare festa
Il viaggio ha inizio
La nostra avventura è cominciata la sera del 15 marzo dall’aeroporto di Trieste. Con un volo diretto Ryanair, siamo decollati verso nord lasciandoci alle spalle l’Adriatico, pronti a tuffarci nel clima frizzante della capitale irlandese.
Atterrati a Dublino, l’organizzazione locale ci ha subito sorpresi positivamente: abbiamo trovato con estrema facilità un comodo servizio bus che, in circa mezz’ora, ci ha portati dritti nel centro nevralgico della città. La nostra “base operativa” per i nostri primi cinque giorni in terra d’Irlanda non poteva essere più centrale: O’Connell Street. Scendere dal bus e trovarsi circondati dai monumenti illuminati e dall’aria elettrica che precede il weekend più atteso dell’anno ci ha fatto capire subito una cosa: sarebbe stata una vacanza leggendaria.
Un’accoglienza nel cuore della festa

La scelta della zona si è rivelata subito vincente: l’hotel si trovava a pochissimi metri dalla fermata dell’autobus, un dettaglio non da poco quando arrivi di sera con le valigie al seguito. Appena varcata la soglia dell’Academy Plaza Hotel, siamo stati avvolti da un’atmosfera magica: i preparativi per il 17 marzo erano già in pieno fermento. Tra decorazioni verdi, trifogli e quel tipico spirito festoso che gli irlandesi chiamano craic, ci siamo sentiti subito nel posto giusto al momento giusto.
Il risveglio dei sensi: la prima colazione
Se il buongiorno si vede dal mattino, quello a Dublino ha un sapore ben preciso. La colazione del primo giorno è stata l’esperienza che ci ha dato ufficialmente il “benvenuti in Irlanda”.
Non è stata solo una questione di cibo, ma di atmosfera: il profumo del caffè che si mischiava a quello del pane nero appena sfornato (il celebre soda bread) e la vista di un’abbondante Full Irish Breakfast ci hanno trasmesso immediatamente la sensazione di essere finalmente arrivati. Con le batterie cariche e il compleanno di Elisa da festeggiare, eravamo pronti a conquistare le strade di una città che si stava vestendo a festa per il suo patrono.
In esplorazione: tra cultura e vetrine in festa

Dopo la corposa prima colazione in hotel — fondamentale per affrontare le temperature frizzanti di marzo — la mattina del 16 marzo è stata dedicata a prendere confidenza con la città. Soggiornare in O’Connell Street, che si è rivelata “battito cardiaco” della città, è il punto di partenza perfetto per orientarsi, con la sagoma dello Spire che fa da bussola costante.
Attraverso l’iconico ponte Ha’penny Bridge per attraversare il fiume Liffey, siamo passati dalla Dublino monumentale a quella più bohémien.
La nostra prima meta è stata un classico intramontabile: il Trinity College.
Passeggiare tra le mura della storica università, con il suo silenzio solenne interrotto solo dal passo dei visitatori, ci ha fatto respirare secoli di storia. Ci siamo concessi una sosta rigenerante al College Park, ammirando i prati curatissimi che, in quel momento, sembravano fare a gara con il verde delle decorazioni che spuntavano in ogni angolo della città.
L’attesa del grande evento
Lasciata la quiete accademica, ci siamo tuffati nel caos gioioso del centro. È qui che abbiamo percepito davvero la “febbre” per l’imminente festa di San Patrizio. Le vie principali erano un’esplosione di vetrine addobbate a festa, dove il tricolore irlandese e i simboli della tradizione dominavano la scena.
Vi suggerisco Henry Street se avete voglia di shopping, una delle arterie commerciali più vivaci.
Approfittando del fatto che la folla oceanica di turisti sarebbe arrivata solo poche ore dopo, ne abbiamo approfittato per un po’ di shopping. È stata una sorpresa trovare interessanti sconti di benvenuto: i negozi sembravano voler accogliere al meglio chi, come noi, era arrivato in anticipo per godersi l’atmosfera senza la calca del giorno 17. Tra un souvenir e l’altro, con le borse in mano e il sorriso sulle labbra, abbiamo iniziato a sentirci parte integrante di questa città che si preparava a diventare, per un giorno, la capitale del mondo.
Un timido sole e il rito del Fish & Chips

Siamo stati piacevolmente sorpresi dal clima: nonostante fossimo in Irlanda a marzo, una giornata mite e un timido sole ci hanno accompagnati per tutto il tempo, rendendo le lunghe passeggiate ancora più piacevoli. Abbiamo camminato a lungo, lasciandoci guidare dalla curiosità e dai colori della città, prima di affrontare l’annosa questione: dove avere il nostro primo, vero impatto con la cucina locale?
Per me non c’erano dubbi: la mia meta era il Fish & Chips. Elisa, poverina, era ormai sfinita dal sentirmi decantare le lodi di questo piatto fin dalla partenza da Trieste, quindi non ho avuto troppa resistenza!
La scelta è caduta su Beshoff, proprio in O’Connell Street, e si è rivelata una mossa azzeccatissima. Seduti lì, tra la croccantezza della pastella dorata e il sapore autentico del pesce fresco, abbiamo capito che il viaggio era davvero iniziato nel migliore dei modi. È stato il battesimo culinario perfetto: semplice, abbondante e incredibilmente gustoso, proprio come ci aspettavamo che fosse la nostra prima volta in terra d’Irlanda.
Pomeriggio tra gli alambicchi: la rinascita del whiskey

Sazi e rigenerati, ci siamo trovati di fronte a un pomeriggio ancora tutto da scrivere. Non avevamo un vero e proprio “piano strategico”, così ho colto la palla al balzo per lanciare la mia proposta. Da grande amante e collezionista di whiskey, non potevo certo lasciare Dublino senza aver reso omaggio alla sua storia liquida.
La mia scelta è caduta sulla distilleria Teeling, una vera perla nel quartiere di Newmarket. Ho convinto Elisa — che ormai aveva capito che i miei “piani” includevano sempre qualche chicca per appassionati — e ci siamo diretti verso questa distilleria che rappresenta il simbolo della rinascita del whiskey dublinese.

La visita guidata è stata un viaggio affascinante tra l’odore intenso del malto e la maestosità degli alambicchi in rame. Sentir raccontare la passione della famiglia Teeling e scoprire i segreti della tripla distillazione è stato emozionante, ma il vero culmine è arrivato alla fine: la degustazione. Assaporare quelle note ambrate e complesse proprio lì, dove il whiskey viene creato, è stata un’esperienza sensoriale che, da collezionista, porterò nel cuore a lungo. Anche Elisa, nonostante non sia un’esperta, si è lasciata conquistare dall’atmosfera calda e dall’eleganza dei calici.
Luci, musica e un pizzico di America a Temple Bar
Usciti dalla distilleria con quel piacevole tepore in corpo che solo una buona degustazione sa regalare, ci siamo incamminati verso il centro. La passeggiata ci ha riportati nel cuore pulsante di Temple Bar proprio mentre le luci dei pub iniziavano ad accendersi e quella “giusta fame” tipica dell’ora di cena iniziava a farsi sentire.

In un quartiere dove ogni porta promette musica e divertimento, ci siamo lasciati guidare dall’istinto e dalle note rock che uscivano potenti dall’Hard Rock Cafe. È stata una scelta dettata dall’energia del momento: ci siamo ritrovati catapultati in un’atmosfera vibrante che, a essere onesti, della tradizione irlandese aveva ben poco, se non l’immancabile e ottima birra locale che accompagnava i nostri piatti.
Non sarà stato lo stufato tipico, ma cenare circondati dai cimeli della storia del rock, con la musica live a scandire il ritmo e l’entusiasmo della vigilia di San Patrizio che nell’aria si tagliava col coltello, è stato il modo perfetto per concludere la nostra prima giornata. Tra un brindisi e l’altro, Elisa ha iniziato ufficialmente a respirare l’aria del suo compleanno, immersa in quel melting pot internazionale che solo Dublino sa offrire.
17 Marzo: Un compleanno tinto di verde

Ed eccoci al giorno dei giorni: il 17 marzo. Per noi non era solo il Saint Patrick’s Day, ma soprattutto il compleanno di Elisa. Svegliarsi nel cuore di Dublino in questa data è un’esperienza che ti scuote: l’adrenalina è nell’aria ancora prima del caffè.
Dopo aver onorato per la seconda volta la nostra rinvigorente colazione irlandese in hotel, ci siamo preparati per vivere l’evento principale. Abbiamo capito subito quanto fossimo stati fortunati a scegliere un hotel su O’Connell Street: ci trovavamo esattamente nel punto in cui la parata ha inizio. Questo ci ha regalato il privilegio raro di assistere a tutto lo spettacolo “in prima fila”, a pochi centimetri dal nostro naso, senza dover lottare per ore per un briciolo di visibilità.
Incontri inaspettati e caffè cosmopoliti
Nell’attesa che i motori della sfilata si scaldassero (l’inizio era previsto per le 12:00), abbiamo deciso di esplorare i dintorni. È stato in quel momento che Dublino ci ha mostrato il suo volto più internazionale e sorprendente. In cerca di un caffè veloce, siamo finiti in un bar brasiliano: un piccolo angolo di Sudamerica nel bel mezzo del folklore celtico. È incredibile quanto questa città sappia mescolare culture diverse, offrendo angoli di mondo inaspettati in ogni via.
Ma le sorprese non erano finite. Mentre tornavamo verso la nostra postazione, abbiamo incrociato un gruppo di Carabinieri dell’Associazione Nazionale Carabinieri Irlanda. Vedere le divise italiane a Dublino ci ha lasciati a bocca aperta. Ci siamo fermati a chiacchierare con loro, scoprendo con un pizzico di orgoglio che avrebbero sfilato anche loro nella parata, portando il nostro Tricolore tra le strade d’Irlanda. Un incontro suggestivo che ha aggiunto un tocco di “casa” a una giornata già indimenticabile.
Un mondo in marcia

La sfilata non è solo una festa, è un tributo incredibile alla comunità e alla solidarietà. È stato emozionante veder sfilare le associazioni di volontari, i vigili del fuoco e la protezione civile: donne e uomini che ogni giorno si spendono per gli altri e che oggi ricevevano l’applauso scrosciante di migliaia di persone. Vedere la dedizione nei loro occhi, unita alla gioia della festa, ha dato un significato più profondo a tutta la giornata.
E poi, le bande musicali. Un flusso inarrestabile di ottoni, percussioni e divise impeccabili provenienti da ogni angolo del globo. Ci hanno colpito in modo particolare i gruppi arrivati dagli Stati Uniti: con i loro cappelli piumati, le coreografie millimetriche e quel sound potente e cinematografico, hanno portato un tocco di spettacolarità “stile Super Bowl” tra le antiche strade di Dublino.
Il ritmo che unisce
Tra una banda americana e una delegazione di polizia internazionale, il ritmo non si è mai fermato. Vedere sfilare i nostri Carabinieri subito dopo un gruppo folkloristico o una banda di ottoni d’oltreoceano ci ha fatto sentire parte di qualcosa di grande. La musica sembrava unire tutti: dai turisti ai residenti, fino ai partecipanti stessi.

Per Elisa non è stato solo un compleanno, è stata una celebrazione collettiva. Ogni rullo di tamburo sembrava scandire i festeggiamenti per i suoi anni, rendendo questo 17 marzo un momento che resterà impresso nei nostri ricordi (e nei nostri video) per sempre.
Un compleanno fuori dagli schemi: noodle e bacchette
Dopo il turbine di emozioni, colori e musica della parata, si è presentato il problema logistico più grande: dove pranzare il 17 marzo a Dublino? Con la città letteralmente invasa da migliaia di persone, trovare un posto tranquillo sembrava un’impresa disperata.

Ancora una volta, ci siamo fatti guidare dall’istinto e dalla curiosità, finendo in Parnell Street. Qui, a pochi passi dal caos di O’Connell Street, abbiamo scovato il Charming Noodles. Se pensate che festeggiare il compleanno di Elisa e San Patrizio con un piatto di noodle sia strano, beh… avete ragione! Ma è stata proprio questa scelta “fuori dagli schemi” a rendere l’esperienza unica e incredibilmente piacevole.
Mentre fuori il mondo si tingeva di verde e si riempiva di cappelli giganti, noi ci siamo goduti un’atmosfera autentica e vivace, lontana dai classici circuiti turistici. È stato un contrasto fantastico: la tradizione irlandese fuori dalla porta e l’eccellenza della cucina orientale nel piatto. Un’esperienza che ci ha ricordato quanto Dublino sia una metropoli aperta, dove puoi festeggiare il patrono nazionale in un bar brasiliano al mattino e con un pranzo asiatico indimenticabile al pomeriggio.
Il gran finale: nel cuore del mondo Guinness

Per concludere il pomeriggio di San Patrizio nel modo più tradizionale possibile, non potevamo che dirigerci verso St. James’s Gate. Se al mattino avevamo esplorato l’anima cosmopolita di Dublino, il pomeriggio è stato un tributo totale all’icona d’Irlanda: la Guinness.
Visitare lo storico stabilimento proprio il 17 marzo è un’esperienza che ti travolge. Ci siamo immersi in un viaggio multisensoriale, esplorando la storia, la produzione e la magia di questa birra leggendaria. È stato affascinante vedere come le antiche strutture industriali si fondano perfettamente con le nuove, avveniristiche infrastrutture, creando un percorso che ti porta letteralmente dentro il cuore della “nera”.

Il culmine, ovviamente, è stata la degustazione. Salire fino al Gravity Bar, con la sua vista a 360 gradi su una Dublino vestita a festa, e brindare al compleanno di Elisa con una pinta perfettamente spillata, è stato il momento perfetto. Da lassù, con la città ai nostri piedi e il cielo d’Irlanda che cambiava colore sopra di noi, abbiamo sentito di aver vissuto la vera essenza di questa festa.
Tra l’aroma del luppolo tostato e l’allegria contagiosa dei visitatori da tutto il mondo, il compleanno di Elisa si è trasformato in un evento memorabile. Non è stata solo una visita a un museo, ma un tuffo in un pezzo di storia che continua a scorrere, come la Guinness stessa, nelle vene di questa città incredibile.
Un ultimo brindisi prima del riposo
Nonostante i chilometri macinati e le emozioni che ormai traboccavano, non eravamo ancora sazi di Dublino. Stanchi, ma non del tutto appagati, ci siamo incamminati verso l’hotel con le gambe pesanti e il cuore leggero. Lungo la strada, ci siamo concessi un ultimo atto di libertà: ci siamo avventurati a caso in un pub di cui, colpevolmente, non ricordo il nome — ma forse è meglio così, perché resterà per sempre il “nostro” posto segreto.

Probabilmente eravamo finiti in uno di quei pub storici che costellano il tragitto tra la Guinness Storehouse e O’Connell Street, magari nella zona di Christchurch o lungo le stradine di The Liberties.
In quell’atmosfera calda e soffusa, abbiamo finalmente ritrovato i sapori più autentici dell’isola. Ci siamo goduti un ottimo stufato alla Guinness e una meat pie indimenticabile, piatti robusti che sanno di casa e di tradizione. Accompagnando il tutto con un sidro frizzante e una birra fresca, abbiamo brindato un’ultima volta a Elisa e a questo 17 marzo incredibile.
Poco dopo, ci siamo lasciati cullare dalle braccia di Morfeo, crollando in un sonno profondo e meritato. Avevamo bisogno di ricaricare le pile al meglio: l’indomani ci avrebbe aspettato il primo grande tour alla scoperta delle meraviglie fuori città, e l’avventura irlandese era solo all’inizio.
Verso il mare: la magia di Howth
Il 18 marzo ci siamo svegliati di prima mattina, richiamati dallo stimolo della ricca colazione che ormai era diventata il nostro rito preferito. Con le energie al massimo, abbiamo pianificato la nostra prima gita fuori porta: direzione Howth.

Spostarsi è stato un gioco da ragazzi. La stazione di Connolly, vicinissima al nostro hotel, ha reso tutto estremamente semplice. Devo fare un plauso ai trasporti di Dublino: sono strepitosi. Tra bus, tram (il Luas) e i treni costieri (DART), ci si sposta con una comodità incredibile e a prezzi assolutamente convenienti. In meno di mezz’ora, siamo passati dal cemento del centro all’aria salmastra del porto.
Scogliere e passi nel vento
Howth si è rivelata subito affascinante. È un villaggio di pescatori che sembra uscito da una cartolina, ma con un’anima selvaggia. Ci siamo avventurati lungo il sentiero delle scogliere: il porto, il faro Baily Lighthouse in lontananza e il blu dell’oceano offrono un’esperienza immancabile per chiunque visiti l’Irlanda. Anche in questo caso, i chilometri a piedi sono stati molti — le gambe iniziavano a protestare — ma la vista che si gode dall’alto dei cliffs ripaga di ogni sforzo.
Il bis perfetto e una chicca da non perdere

Per pranzo, non ho saputo resistere. Dopo l’ottima esperienza a Dublino, ho voluto fare il bis con il mio adorato Fish & Chips, questa volta da Beshoff Bros proprio a Howth. Gustarlo lì, a pochi metri dalle barche dei pescatori, ha reso il sapore del pesce ancora più intrigante e autentico.
Prima di riprendere il treno verso “casa”, ci siamo concessi un’ultima sosta rigenerante. Abbiamo scovato The Bloody Stream, un pub situato proprio sotto la stazione che è una vera chicca: atmosfera soffusa, arredamento tradizionale e un’anima vibrante. Una birra fresca lì è stata la ricompensa meritata per la lunga scarpinata, un momento di relax totale che vi consiglio assolutamente di provare. Infine, il treno della DART ci ha riportati verso O’Connell Street, mentre il sole iniziava a calare sulla baia di Dublino.

Una serata di riposo (con una piccola eccezione)
La serata del 18 marzo l’abbiamo dedicata al meritato riposo. Dopo aver esplorato ogni angolo del porto di Howth, aver sfidato il vento sulle scogliere ed esserci spinti fin quasi a toccare il faro, i chilometri accumulati iniziavano a farsi sentire. Tuttavia, c’era un chiodo fisso che mi ronzava in testa: non potevo andare a dormire senza aver visitato il Confession Box.
Segreti e distillati al Confession Box
Fortunatamente per le mie ginocchia provate, questo storico pub si trovava a brevissima distanza dal nostro hotel, è una piccola perla con una storia incredibile e si trova in Marlborough Street. Il nome stesso è già un programma: piccolo, intimo e intriso di storia (si dice che durante la Guerra d’Indipendenza i ribelli venissero qui a confessarsi in segreto).

Ma il vero motivo della mia visita, oltre all’atmosfera leggendaria, era assaggiare il whiskey di produzione propria. Il pub ha effettivamente una sua linea esclusiva di distillati. Hanno un Confession Box 6 Year Old Whiskey (un Single Malt molto apprezzato) e producono anche il proprio Gin, la Vodka e persino il Poitín (il tradizionale e fortissimo distillato “clandestino” irlandese). Da appassionato, non potevo farmi sfuggire l’occasione di testare il loro spirito, prodotto proprio per questo locale così caratteristico. È stata una gioia per il palato: un sorso vellutato che ha ritemprato lo spirito, mentre Elisa si godeva il calore tipico di un vero pub di quartiere, lontano dai flussi turistici più caotici. Una breve fuga “spirituale” perfetta prima di lasciarci finalmente abbracciare dal sonno, pronti per le nuove scoperte del giorno successivo.
19 Marzo: Un compleanno tra mare e tradizioni dolci
Se il 17 era stato il giorno di Elisa, il 19 marzo è toccato a me festeggiare sotto il cielo d’Irlanda. Per questa occasione speciale abbiamo deciso di cambiare scenario, puntando verso sud. Ormai esperti dei binari, abbiamo sfruttato nuovamente l’impeccabile collegamento della DART, che costeggia il mare regalando scorci bellissimi già dal finestrino.

La curiosità di Elisa ci ha spinti verso Dún Laoghaire. La nostra meta iniziale era il suo celebre e maestoso faro alla fine del lunghissimo molo, ma la costa ha saputo sorprenderci ancora una volta. Proseguendo di poco, siamo rimasti letteralmente affascinati dal Forty Foot. Vedere questo storico punto di immersione, dove i dublinesi più coraggiosi si tuffano nelle acque gelide dell’Atlantico tutto l’anno (una tradizione resa celebre anche dall’Ulisse di Joyce), ci ha trasmesso un senso di libertà e connessione con la natura davvero unico.
Una pausa gourmet con vista
Non è un compleanno senza una torta, ma in Irlanda anche il dolce deve avere carattere. Per la nostra pausa caffè ci siamo fermati da Happy Out × Together Academy, un posto che ci ha colpito non solo per la posizione, ma anche per il suo bellissimo progetto sociale (collabora con un’accademia per ragazzi con sindrome di Down).

Qui abbiamo vissuto un’esperienza sensoriale indimenticabile: una fetta di Guinness Cake accompagnata da un ottimo caffè. La torta era strepitosa: umida, scura, con quel retrogusto di malto e cacao che solo la birra nera sa dare, bilanciata perfettamente dalla crema soffice in superficie. È stato il mio “tuffo” personale nei sapori dell’isola, un modo dolcissimo e panoramico per celebrare il mio giorno speciale tra il vento del mare e il calore di un luogo che fa del bene.
Scoiattoli e storia: un pomeriggio indimenticabile
Rientrati a Dublino con il cuore ancora pieno della brezza marina del sud, avevamo un ultimo obiettivo per il pomeriggio: immergerci nella quiete del nord della città. Ma prima di affrontare la nostra prossima tappa, lo stomaco reclamava attenzione dopo il viaggio in treno. Ci siamo fermati per un rapido ma eccellente spuntino al Botanic House, un locale accogliente che ci ha dato la giusta carica per rimetterci in cammino.

La nostra meta erano i National Botanic Gardens, un vero paradiso di vetro e petali. Passeggiare tra le imponenti serre vittoriane è stato magico, ma il momento più divertente è stato l’incontro con i “residenti” più famosi del parco: i simpatici scoiattoli. Sono così abituati alla presenza umana che vederli scorrazzare a pochi passi da noi ci ha regalato un sorriso e un senso di pace incredibile, facendoci dimenticare per un attimo il caos festoso dei giorni precedenti.
Il fascino eterno di Glasnevin
Proprio accanto ai giardini, il passaggio al Glasnevin Cemetery è stato quasi naturale, ma l’impatto è stato profondissimo. Non è solo un cimitero, è il diario monumentale della nazione irlandese. Camminare tra le croci celtiche finemente scolpite e i monumenti che celebrano gli eroi della storia d’Irlanda ci ha avvolti in un’atmosfera suggestiva e carica di rispetto. È un luogo dove la bellezza dell’arte si fonde con la solennità del passato, un’esperienza che ci ha fatto riflettere e che ha aggiunto una sfumatura diversa e preziosa al mio compleanno.
Luci e sapori: il gran finale al Lundy Foot’s
Dopo una giornata così intensa, divisa tra la brezza di Dún Laoghaire e il silenzio monumentale di Glasnevin, siamo rientrati in hotel per ricaricare le pile. Ma la serata del mio compleanno meritava un finale all’altezza, così ci siamo diretti verso Essex Gate, nel cuore vibrante di Temple Bar, per immergerci nell’atmosfera del Lundy Foot’s.
È stata una cena che ha celebrato l’essenza stessa della cucina irlandese, quella che ti scalda l’anima. Ci siamo trattati bene: io mi sono goduto un sostanzioso Beef and Guinness, con la carne che si scioglieva in bocca, mentre Elisa ha optato per un Celtic Chicken accompagnato dalla freschezza del coleslaw. Il tutto, ovviamente, bagnato da una Guinness spillata a regola d’arte, che in quel contesto sembrava avere un sapore ancora più deciso.
Un brindisi al domani

Per chiudere in bellezza la serata e i nostri primi cinque giorni in terra d’Irlanda, non potevamo che ordinare un Irish Coffee. Quel contrasto perfetto tra il calore del whiskey, l’intensità del caffè e la morbidezza della crema fredda è stato il sigillo perfetto sul mio compleanno.
Mentre fuori la musica dei pub continuava a risuonare tra i vicoli di ciottoli, noi brindavamo a questi primi giorni spettacolari, consapevoli che Dublino ci aveva regalato tutto ciò che potevamo desiderare: storia, festa, incontri inaspettati e panorami mozzafiato. Eravamo stanchi, sì, ma con quel tipo di stanchezza felice che solo i viaggi fatti con il cuore sanno lasciare. Il mattino dopo ci avrebbe aspettato una nuova tappa, ma una parte di noi sarebbe rimasta per sempre tra le luci di Temple Bar e il vento di O’Connell Street.
L’ultimo saluto alla città

La sveglia del 20 marzo aveva quel sapore dolce-amaro tipico dei giorni del rientro. Da una parte, la soddisfazione per aver vissuto ogni istante al massimo; dall’altra, quella sottile malinconia che ti assale quando sai che è ora di chiudere la valigia.
Non potevamo però congedarci senza onorare un’ultima volta la nostra colazione irlandese in hotel. Seduti al tavolo, tra una tazza di tè e un ultimo assaggio di soda bread, abbiamo ripercorso con la mente i momenti più belli: la parata, i brindisi di compleanno, le scogliere battute dal vento e i sorrisi degli scoiattoli nei giardini botanici.
Dublino fino all’ultimo respiro
Avendo il volo per Trieste nel primo pomeriggio, non abbiamo voluto sprecare nemmeno un minuto. La posizione centralissima del nostro hotel in O’Connell Street si è rivelata, ancora una volta, il nostro asso nella manica. Ci siamo concessi un ultimo tour nei dintorni, passeggiando tra i monumenti che ormai ci erano diventati familiari e osservando la città che riprendeva il suo ritmo quotidiano dopo i fasti di San Patrizio.
Grazie alla straordinaria efficienza dei trasporti locali che avevamo imparato a padroneggiare, ci siamo goduti la città fino all’ultimo istante possibile. Senza stress e con i tempi calcolati al millimetro, abbiamo raggiunto l’aeroporto pronti al decollo. Mentre l’aereo si alzava in volo, lasciandoci sotto una distesa di nuvole e prati smeraldo, ci siamo scambiati uno sguardo: Dublino non è stata solo una meta, ma la cornice perfetta per i nostri anni più belli.
Slán go fóill, Dublin. (Arrivederci per ora, Dublino).
