• Gio. Ott 8th, 2026

Il web magazine

online 24 ore su 24

FAMOUS LAST WORDS: LE ULTIME PAROLE FAMOSE DI ROGER HODGSON

DiGlauco Costantini

Ott 7, 2026

Il 7 ottobre 1982 i Supertramp pubblicavano …Famous Last Words…, un album che oggi viene inevitabilmente ascoltato con una consapevolezza che all’epoca nessuno poteva avere. Sarebbe stato infatti l’ultimo disco della band con Roger Hodgson, prima della sua uscita dai Supertramp.

Arrivava dopo Breakfast in America, un successo enorme che aveva trasformato il gruppo in una delle band più popolari del pianeta. La pressione era quindi altissima e il nuovo album cercava una strada diversa, alternando brani più immediati ad atmosfere decisamente più elaborate. “It’s Raining Again” diventò uno dei loro grandi successi, ma il disco contiene anche momenti molto più oscuri e complessi.

Il titolo sembra quasi una profezia, ma in realtà non nasceva con l’intenzione di raccontare la fine della band. Il rapporto tra Hodgson e Rick Davies era però diventato sempre più difficile. I due avevano visioni musicali differenti e il lavoro sui nuovi brani rese ancora più evidente la distanza che stava crescendo tra loro.

Una delle particolarità dell’album è che Hodgson e Davies continuarono a lavorare separatamente su gran parte del materiale, mantenendo quella divisione creativa che aveva caratterizzato anche i dischi precedenti. Il risultato è un album in cui le loro personalità sono ancora entrambe molto riconoscibili.

Dopo il tour di …Famous Last Words…, Hodgson avrebbe deciso di lasciare i Supertramp. La band sarebbe andata avanti senza di lui, ma qualcosa sarebbe inevitabilmente cambiato.

Oggi il titolo può sembrare quasi ironico. Nel 1982, invece, nessuno sapeva che quelle “ultime parole famose” fossero davvero le ultime di una delle coppie creative più riconoscibili del rock degli anni Settanta.

Di Glauco Costantini

Graphic designer per mestiere, ascoltatore compulsivo per vocazione. La musica, a cui devo il mio stato di perenne squattrinato, è entrata nella mia vita da poppante. A tre anni dormivo con i 45 giri sotto il cuscino, a cinque ascoltavo Beethoven, mordevo il mobile Grundig di mio padre guardando girare i dischi e suonavo la batteria, finché un giorno inspiegabilmente sparì dalla cantina. Ripiegai sul pianoforte, che abbandonai, anche se mai del tutto, a tredici anni. Poi è iniziato il viaggio vero. Funk a undici anni, rock a dodici, progressive a quattordici, fusion a quindici, jazz a sedici. Negli anni Novanta è arrivata anche la New Age. Tra i miei punti cardinali ci sono Genesis, Pat Metheny, Joe Jackson, Dream Theater, Earth, Wind & Fire, Supertramp, Yes, George Benson, Porcupine Tree, John Coltrane, Toto, Mike Oldfield e Miles Davis. Ho registrato migliaia di cassette, disegnato altrettante copertine sul primo Macintosh 128Kb e comprato dischi anche solo perché erano belli da guardare. Sono anche un pacato motociclista e un veloce camminatore, quando il divano me lo permette.