MEMORIA E IDENTITÀ ALPINA NEL RACCONTO CINEMATOGRAFICO DI DUE GENERAZIONI DI DONNE
Venerdì 29 maggio, ore 20.30, al Cinema Sociale. Sarà presente il regista.
Aspettando il festival dell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese “Sguardi sui territori”, la Cineteca del Friuli presenta al Cinema Sociale, venerdì 29 maggio alle 20.30, “Talis Mater” (2025), l’ultimo lavoro di Marco Rossitti (Sulla pelle della terra; Carnia 1944; Custodi). Il regista sarà in sala per introdurre la visione del film e rispondere alle domande del pubblico. Ingresso libero.
Nei primi anni Ottanta, mettendo a frutto gli esiti di un’indagine antropologica sul campo, una troupe della RAI raggiungeva il più alto insediamento umano del Trentino per raccontare in un film la vita di Liz Dantone, ultima abitante del minuscolo borgo di Vera, in Val di Fassa, e il mondo in via d’estinzione di cui era custode: il ciclo dell’anno contadino, le tecniche tradizionali di cultura materiale, la religiosità popolare, i riferimenti simbolico-mitologici. Il risultato fu “Le stagioni di Liz. Ciclo dell’anno contadino in alta Val di Fassa” di Renato Morelli, con la consulenza scientifica di Cesare Poppi.
Quarant’anni dopo, l’Istituto Culturale Ladino della Val di Fassa, con la collaborazione del METS Museo etnografico trentino San Michele,affida a Marco Rossitti il progetto di un documentario per commemorare Liz a trent’anni dalla sua scomparsa. La piccola troupe guidata dal regista e docente universitario pordenonese torna quindi in quegli stessi luoghi, dove nel frattempo è tornata a vivere Assunta, la figlia di Liz, che onora la memoria della madre e perpetua, rinnovandolo, il legame profondo con le tradizioni e la spiritualità del mondo contadino.
A partire dal film di Morelli, “Talis Mater” costruisce un viaggio nella memoria e nell’identità alpina intrecciando il racconto di due epoche e due generazioni. Rossitti non “riusa” il film precedente come materiale d’archivio per realizzare la sua nuova opera ma rispettandone la specificità e l’originalità gli dà nuova vita, ne racconta la genesi coinvolgendo il regista Morelli e l’antropologo Cesare Poppi e lo mette in dialogo con il girato recente incrociando variamente le immagini della madre con la vita e la quotidianità della figlia, colta nell’arco delle quattro stagioni che segnano e determinano il ritmo della vita contadina. La fotografia è di Luciano Gaudenzio, il suono in presa diretta di Daniela Pizzarotti, il montaggio di Giorgio Affanni.
Sospeso tra antropologia e poesia, Talis Mater – selezionato dal prestigioso Bergfilm International Mountain Film Festival di Tegernsee (Germania) – è espressione di un cinema capace di dare voce e valore a realtà marginali, e rivalutando l’importanza del tempo e del silenzio, del legame con la natura e con le proprie radici, diventa anche un atto di resistenza.
