ARTE, MEMORIA E COMUNITÀ: OPEN ACADEMY 2026 PORTA BAMBINI, ANZIANI E GIOVANI ARTISTI A COSTRUIRE UN ARCHIVIO VIVENTE DELLA CITTÀ DI GORIZIA.
L’ASSOCIAZIONE CULTURALE GORIZIANA QUIALTROVE E L’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI VENEZIA PRESENTANO LE ATTIVITÀ ARTISTICHE DI OPEN ACADEMY 2026 SUL TEMA “ARTE PER IL SOCIALE”
Presenti alla conferenza stampa di oggi, sabato 23 maggio, l’assessore alla cultura del Comune di Gorizia Fabrizio Oreti, il direttore di Accademia di Belle Arti di Venezia Riccardo Caldura e il vicedirettore Stefano Marotta, il vicepresidente di QuiAltrove Fabio Bonetta, ildocentedi Accademia di Belle Arti di VeneziaGaetano Mainenti.
GORIZIA- L’arte come pratica di ascolto, relazione e cittadinanza attiva, capace di intrecciare generazioni, raccogliere memorie e trasformare la comunità in protagonista di un processo creativo condiviso. Questa la visione al centro della nuova edizione di Open Academy 2026, il progetto promosso dall’associazione culturale goriziana QuiAltrove insieme all’Accademia di Belle Arti di Venezia, che quest’anno sviluppa il tema “Arte per il Sociale”, ponendo al centro il valore pubblico dell’esperienza artistica e il suo potenziale di cura, inclusione e rigenerazione culturale.
Dopo le esperienze dedicate negli anni scorsi al rapporto tra arte, territorio e sostenibilità, Open Academy prosegue così il proprio percorso di ricerca trasformando Borgo Castello e gli spazi di The Circle in un laboratorio aperto di pratiche artistiche partecipative, in cui l’opera non nasce come gesto isolato ma come esito di un processo collettivo di incontro e ascolto.
Tra fine maggio e inizio giugno il progetto coinvolgerà direttamente bambini e bambine delle scuole primarie e persone anziane ospiti di alcune case di riposo cittadine attraverso workshop e momenti di confronto dedicati ai temi della memoria, dell’ascolto e della partecipazione. Il cuore dell’edizione 2026 sarà infatti un articolato percorso laboratoriale costruito attorno alle “pratiche di ascolto, memoria e taccuino”, dove il gesto artistico diventa uno strumento per leggere e custodire le trasformazioni della città. I protagonisti dei laboratori saranno chiamati a raccogliere tracce materiali e immateriali del territorio: piccoli oggetti, superfici, impronte, racconti, ricordi, segni grafici e frammenti di vita quotidiana.
Con i bambini il lavoro inizierà da una vera e propria “deriva” nel borgo: una passeggiata esplorativa tra gli spazi di Borgo Castello durante la quale i partecipanti raccoglieranno oggetti e dettagli normalmente inosservati, trasferendo superfici e texture attraverso frottage, calchi e impressioni. Il materiale raccolto verrà poi portato negli spazi di The Circle, dove gli oggetti saranno impressi su tavolette di argilla trasformate in matrici di stampa. Da queste matrici nasceranno le pagine e le copertine dei taccuini individuali, costruiti e rilegati dagli stessi bambini attraverso un processo manuale di stampa, cucitura e composizione.
I taccuini non saranno semplici quaderni, ma veri dispositivi narrativi e relazionali: accanto alle pagine stampate conterranno spazi bianchi destinati a disegni, parole, annotazioni e memorie che i bambini potranno continuare ad arricchire anche nei giorni successivi. Gli oggetti utilizzati durante il laboratorio non torneranno però ai bambini: verranno affidati agli anziani coinvolti nel progetto, creando un passaggio simbolico di memorie e materiali tra generazioni diverse.
Nelle case di riposo il laboratorio riprenderà gli stessi gesti – impressione, stampa, rilegatura – ma con un significato differente. Se nei bambini il processo nasce dal movimento nel territorio, negli anziani sarà invece il territorio a entrare simbolicamente negli spazi della cura attraverso gli oggetti ricevuti. I partecipanti realizzeranno così i propri taccuini individuali lavorando su materiali provenienti dal borgo e dai bambini stessi, dando vita a un dialogo indiretto ma profondamente concreto tra esperienze, età e memorie differenti.
L’intero percorso confluirà poi nella restituzione pubblica del 6 giugno con un workshop conclusivo che dovrà generare un esito pubblico tangibile attraverso la realizzazione di un’opera installativa partecipata, costruita dai giovani artisti della Open Academy insieme ai cittadini coinvolti nel percorso. I taccuini individuali verranno smontati e trasformati in un unico grande taccuino collettivo. Le copertine resteranno ai partecipanti come memoria personale dell’esperienza vissuta, mentre le pagine interne – disegni, stampe, tracce, testi e immagini – saranno riunite in un archivio condiviso costruito per stratificazione di memorie differenti.
Il taccuino finale avrà una copertina realizzata in lattice e terra, ottenuta dal calco delle matrici utilizzate durante i laboratori, e sarà pensato come un oggetto aperto, continuamente implementabile nel tempo grazie a un sistema di rilegatura elastico che consentirà di aggiungere nuovi materiali e nuove testimonianze. Durante la giornata conclusiva anche i visitatori potranno contribuire direttamente all’opera aggiungendo stampe, disegni, parole o racconti personali, entrando così nel processo creativo come terzo soggetto collettivo accanto a bambini e anziani.
Più che un semplice manufatto artistico, il taccuino collettivo sarà dunque concepito come un “archivio vivo” della memoria urbana, capace di raccontare il cambiamento di Borgo Castello e le trasformazioni relazionali, culturali e sociali generate negli ultimi anni anche grazie al progetto Borghi. Un’opera partecipata destinata a rimanere esposta negli spazi di The Circle come testimonianza tangibile di un processo di rigenerazione costruito attraverso l’ascolto, la condivisione e la partecipazione della comunità.
A lavorare sul concept del progetto, le sue fasi di costruzione e la rielaborazione dei materiali per l’esito finale, sono cinque giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia: Davide De Vivo, che sviluppa una ricerca sul rapporto tra immagine, materia e percezione attraverso la stampa su ceramica; Elena Clagnan, impegnata in progetti di legatoria attiva che intrecciano pagine, memorie e persone; Franco Berti, artista che lavora tra installazione, performance e pratiche rituali legate allo spazio pubblico; Ofelia Piazza, la cui ricerca attraversa parola, segno e mezzi digitali mantenendo una forte postura di ascolto; e Sara Angela Caterina Zen, che indaga tempo, ricordi ed emozioni per restituire paesaggi emotivi condivisi.
Open Academy 2026 conferma così la volontà di QuiAltrove e dell’Accademia di Belle Arti di Venezia di costruire a Gorizia un’esperienza stabile di formazione, sperimentazione artistica e attivazione territoriale, in cui l’arte contemporanea diventa occasione concreta di dialogo sociale, partecipazione civica e rigenerazione culturale del borgo storico.
