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Recensione del Prof. Floriano Romboli al volume “Eros e Logos” di Marina Enrichi, medico e poetessa di Padova

DiRedazione

Mag 25, 2026

Il vitalismo “sacro” nella poesia di Marina Enrichi

Se si dovesse indicare un motivo fra i principali, e quindi un aspetto invero caratterizzante la produzione lirica di Marina Enrichi, ginecologa padovana e altresì donna di raffinata cultura estetica e umanistico-letteraria, porrei in risalto la fervida tensione vitalistica, l’apertura partecipe e convinta al ritmo stesso, traente e corroborante, dell’esistenza: “Schiudi le labbra/ che il fiato della vita/ possa entrare/ fino a baciarti il cuore (…) Stupisci il mondo/ perché il riscatto esiste/ e tu sei pronta a nuova primavera” (Schiudi le labbra, corsivi miei, come sempre in seguito).

Tale propensione fondamentale si obiettiva ora nella condizione etico-psicologica dell’attesa colma di speranza e sottolineata dalla studiata sequenza anaforica (“Attendo un altro giorno/ un’altra festa/ un’altra Pasqua./ Attendo un’altra primavera/ dove germoglino speranze./ Attendo una rinascita/ un altro splendido/ bianchissimo Natale”, Attendo), ora assume la forma esplicitamente dichiarata dell’amor vitae e della passione amorosa, prepotente e imperativa: “…Ho le braccia ricolme/ di gioiose memorie/ di speranze sfiorate/ di parole in sordina.// Ora tutto è versato.// Ma i cascami del glicine/ che si avvolgono in danza/ mi commuovono ancora/ mentre vivo la luce…” (Forse impallidirà); (“Bruciami il respiro/ dammi fuoco/ sarò torcia accesa.// Ti ustionerò la pelle nell’abbraccio…”, Bruciami il respiro); “Ti sembrerà che/ il mondo intero ti travolga/ e che tutti conoscano il segreto/ che volevi celare.// Ma è l’amore, tesoro./ Prorompe/ senza veli” (E sentirai commuoversi una lacrima).

Il sentimento d’amore si nutre di sguardi d’intesa sul fondamento di suggestioni di antica ascendenza stilnovistica (“Un amore di sguardi/ mai toccato/ né congiunto e consumato.// Un amore di frasi/ di sorrisi scambiati/ intuizioni velate…”, Un amore di sguardi) e nondimeno conosce il tratto dell’ardore erotico-sensuale, dell’unione fisicamente appagante: “…Chi sei tu/ che trascini il mio corpo/ tra le onde in rivolta/ e non concedi spazio/ a strapparmi da te.// Tu mi fai presagire/ che la spiaggia all’arrivo/ non sarà che un abbraccio/ immersione di corpi/ l’uno e l’altro all’amore nel laccio” (Chi sei tu).

L’esperienza amorosa è altresì fatta oggetto di analisi, diviene materia di indagine logico-riflessiva scandita dalle “pause” meditative degli enjambements: “…Avevamo vent’anni/ nelle braccia sempiterne le leggi/ che insegnavano al mondo/ come vivere in pace.// Molti anni vissuti (…) Ma sciogliamo le ore/ e torniamo ai vent’anni/ di esaltante splendore” (Avevamo vent’anni).

L’eros non è comunque costante nella positività, è contraddistinto da intimi conflitti, appare coinvolto in situazioni antitetiche: “Qualche volta si sceglie/ di saltare nel vuoto./ E nell’aria rimane/ come un cappio svuotato/ e una gerla ricolma/ di profumo di vita/ rovesciata sul nulla.// (…) All’oscuro profondo/ il mio sguardo si adegua/ nell’attesa che appaia/ la fiammella di luce…” (Il salto).

La poetessa coglie prontamente nell’intensità della corrispondenza d’amore l’insopprimibile vocazione ascendente (“…È una nuvola strana che rompe gli ormeggi/ e si inerpica a vette impossibili”, È un respiro di troppo che soffoca), il bisogno di un ubi consistam ideale da questa presupposto e rinviante – ad esempio per la donna che è madre – all’incontro nobilitante e salvifico con la Divinità: “…Essere il suo Divino braccio destro/ la Culla che raccoglie e porta al mondo/ la Vita che egli crea, la più preziosa/ perché ha voluto farla simile a se stesso…” (Sei tu, donna, consacrata creatura).

Una scintilla divina accomuna d’altronde l’amore e l’arte, come nel caso della grande arte pittorica di Giotto affrescatore superbo della Cappella degli Scrovegni in Padova: “…Troppi anni di vita/ chiederebbe il racconto/ che tu, Giotto, dispieghi/ su pareti affrescate/ al Divino/ che in ognuno di noi/ nel profondo dimora…” (Santa Maria della Carità).

Floriano Romboli

M. Enrichi Cariolaro, Eros e Logos. Poesie, Guido Miano Editore, Milano 2026, prefazione di E. Concardi, con un saggio di G. Veschi, pp. 84.

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