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INPS RICODIFICA COME “EDILI” LE IMPRESE IMPIANTISTICHE: DECISIONE UNILATERALE CHE PENALIZZA MIGLIAIA DI AZIENDE ARTIGIANE

DiRedazione

Set 5, 2026

Interessa le imprese artigiane di impianti elettrici, telecomunicazione, antennisti e affini e quelle termoidrauliche, 500 nella Marca Trevigiana e circa 4.000 in Veneto.

Il limite di dipendenti per rimanere datori di lavoro artigiani si abbassa dai 22 a 10, con conseguenze sul costo del lavoro.

Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana: «Una scelta improvvisa che sta generando disorientamento, possibili errori contributivi e rischi di sanzioni per migliaia di datori di lavoro. Non capiamo davvero il perché del mancato preliminare confronto e dell’assenza di comunicazioni a imprese e associazioni»

Colpo a sorpresa dell’INPS che riqualifica gli impiantisti artigiani come “edili”, con tutta una serie di effetti collaterali negativi. La scoperta interessa le imprese artigiane di impianti elettrici, telecomunicazione, antennisti e affini e quelle termoidrauliche con efficacia retroattiva dallo scorso 1 luglio.

«Una scelta improvvisa che sta generando disorientamento, possibili errori contributivi e rischi di sanzioni per migliaia di datori di lavoro del settore impiantistico artigiano trevigiano». È la preoccupazione espressa da Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. «I danni per le imprese coinvolte a loro insaputa in questa ricodificazione sono molteplici. Dal limite massimo di dipendenti per rimanere artigiani, con il conseguente aumento del costo del lavoro, ai costi amministrativi per il cambio di regime».

La decisione dell’INPS ha ricodificato i numerosi datori di lavoro del settore degli impianti elettrici e termoidraulici come “edili”, assegnando nel codice autorizzazione, che ogni datore di lavoro ha presso l’Istituto, lo specifico del regime contributivo tipico delle imprese edili (CSC 5G).

In questo modo, il limite dimensionale di dipendenti massimi per rimanere artigiani si abbassa dai 22 a soli 10, con immediate conseguenze per quelle imprese con almeno 11 dipendenti che, con questa variazione, perderanno i benefici da sempre garantiti dalla legge quadro dell’artigianato (n. 443/1985). La conseguenza diretta è che diventano imprese industriali, con un aumento del costo della contribuzione all’INPS in un range tra il 3% e il 6%, unito alla valutazione di dover cambiare il CCNL da quello artigiano meccanico a quello edile o meccanica industria (cambio bilateralità compresa), con aumenti non inferiori, su base annua, fino a 2.500 euro per dipendente.***

«Non capiamo davvero il perché del mancato preliminare confronto e dell’assenza di comunicazioni», attacca il presidente Armando Sartori, «prima di arrivare ad applicare una scelta così impattante sul “DNA” di circa 500 imprese a Treviso e almeno 4.000 in Veneto, con significative ricadute sulla gestione del loro personale, circa 3.000 dipendenti nella Marca Trevigiana e 24.000 a livello regionale. Se la posizione dell’INPS è d’improvviso cambiata sulla base di sopraggiunti elementi oggettivi giuridicamente rilevanti, riteniamo doveroso, come sempre avvenuto, che si fosse inaugurato un preliminare confronto per verificarne i presupposti con il ripristino della situazione al 30 giugno o, ove motivate le nuove letture, le stesse siano accompagnate da congrui periodi transitori e adeguate informative. Confartigianato è pronta a discuterne ad ogni livello. Il mercato e le condizioni economico-sociale del Paese impegnano già ogni giorno i nostri imprenditori a enormi sforzi per mantenere produttività, competenza e ricchezza nel nostro territorio. Improvvise turbative degli inquadramenti che impattano sul costo del lavoro alimentano lo stato di incertezza delle aziende e ne compromettono la competitività».

*** Nel caso di aziende 1-10 addetti: + 2.000 euro annui a dipendente

*** Nel caso di aziende 11-22 dipendenti: + 2.500 euro annui a dipendente

Di Redazione

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