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Poesia per ricordare Osmani Kujtim

DiYuleisy Cruz Lezcano

Set 24, 2026

Ho scritto questa poesia per ricordare Osmani Kujtim, un giovane operaio di soli 19 anni, originario della Macedonia e residente a Oderzo, morto al Ca’ Foncello di Treviso dopo essere rimasto gravemente ferito in un incidente sul lavoro a Motta di Livenza.

Osmani stava lavorando insieme al padre sulla copertura di un capannone quando, secondo le prime ricostruzioni, la struttura ha ceduto e il giovane è precipitato da un’altezza di circa sette metri. Dopo quasi due giorni di agonia, le sue condizioni non gli hanno permesso di sopravvivere.

Questa poesia nasce dal bisogno di fermarsi davanti a una morte così giovane e chiedersi quanto possa essere fragile la distanza tra una giornata di lavoro e una vita spezzata. L’ho scritta anche per sensibilizzare sul valore della vita e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, perché dietro la parola “operaio” non c’è soltanto un lavoratore: c’è una persona, un figlio, un padre, una famiglia, dei sogni e un futuro.

La larva ruggente

Osmani saliva il tetto

senza sapere il precipizio,
con il padre accanto

e il giorno ancora aperto;
poi la terra mancò, e il corpo

cercò il suolo,
come fa chi cade

senza aver scelto la morte.
Forse volse il viso, forse

offrì la schiena,
forse il pavimento accolse

ciò che restava del volo;
e nell’urto depose il corpo,

piano e inerme,
per lasciare all’anima

una fessura d’uscita.
La morte si lascia morire

nell’ultimo silenzio,
mentre il tempo, ostinato,

continua a camminare.
Si nasce per vivere, per lavorare,

per amare,
non per imparare troppo presto

il nome della fine;
eppure ci sono naufragi

da cui non si torna,
onde invisibili che spezzano

anche chi resiste.
Ci si brucia come alberi

nell’autunno precoce,
quando le foglie cadono

senza ascoltare le campane;
e il mondo chiude gli occhi

davanti a certe morti,
chi per non vedere, chi per pregare,

chi per trattenere l’anima


quando l’anima sfugge,

sottile, tra le dita,
e con le lacrime fugge

anche un poco il cuore.
Resta il padre davanti

a quel cielo vuoto,
resta il lavoro, la polvere;
resta un nome giovane

affidato alla memoria,
mentre il capannone ingoia

un’altra mattina.
E nessuno sa quanta vita pesa

un corpo quando cade,
né quanto silenzio può contenere

un ultimo respiro;
solo il cielo rimane, immenso

sopra la terra,
a custodire ciò che l’uomo

non ha potuto salvare.

Yuleisy Cruz Lezcano

Di Yuleisy Cruz Lezcano

Yuleisy Cruz Lezcano è poetessa, scrittrice, traduttrice e attivista per i diritti sociali, nata a Cuba e residente in provincia di Bologna. Autrice di diciotto libri, alcuni in edizione bilingue, la sua scrittura attraversa i temi del translinguismo, della migrazione, della memoria diasporica e dei diritti umani. Collabora con numerose testate giornalistiche e riviste culturali italiane, spagnole e latinoamericane, occupandosi di letteratura, cultura, traduzione e impegno civile. Finalista e vincitrice di importanti premi letterari nazionali e internazionali, affianca all’attività letteraria progetti educativi e iniziative contro la violenza e le disuguaglianze sociali.