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ROMA, 26 NOVEMBRE: IL CONVEGNO AIED RILANCIA L’EDUCAZIONE SESSUALE E AFFETTIVA NELLE SCUOLE

DiRedazione

Nov 22, 2022

ITALIA INADEMPIENTE TUTTORA PER GLI STANDARD OMS (CON CIPRO, BULGARIA, LITUANIA, ROMANIA, POLONIA)

SABATO 26 NOVEMBRE, A ROMA, IL CONVEGNO PROMOSSO DALL’AIED, ALLE SOGLIE DEL 2023 CHE SEGNERÀ IL 70° COMPLEANNO DELLA STORICA ASSOCIAZIONE: “EDUCAZIONE ALL’AFFETTIVITÀ, ALLA SESSUALITÀ E ALLA SALUTE RIPRODUTTIVA NELLA SCUOLA” È IL TEMA DEL FORUM, CHE RIPARTE DAGLI OBIETTIVI DEL PIANO NAZIONALE FERTILITÀ 2015 DEL MINISTERO DELLA SALUTE, TUTTORA INATTUATI.

Appuntamento sabato 26 novembre, alle 10.00 nella Casa internazionale delle Donne di Roma, per un confronto fra esperti, rappresentanti delle istituzioni di riferimento, parlamentari e relatori istituzionali impegnati sul terreno dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole.  Fra gli altri interverranno, con il Presidente Aied Mario Puiatti, i Parlamentari Cecilia D’Elia e Riccardo Magi, la Senior Lead IPPF European Network Irene Donadio, la sessuologa Anna Sampaolo, i Consiglieri della Regione Lazio Alessandro Capriccioli e Marta Bonafoni. Sono stati invitati i Ministri della Salute e dell’Istruzione. 

ROMA – Otto studenti medi e universitari su 10 cercano le informazioni in ambito sessuale e riproduttivo su internet (solo 1 su 4 chiede in famiglia), ma la stragrande maggioranza (94%) ritiene sia la scuola a dover garantire l’informazione su sessualità e riproduzione: sono i dati dello Studio Nazionale Fertilità presentato dal Ministero della Salute nel 2019, alle soglie del biennio pandemico. Quattro anni prima, nel 2015, lo stesso Ministero aveva avviato un Piano Nazionale Fertilità e siglato con il MIUR il Protocollo d’Intesa “Per la tutela del diritto alla salute, allo studio e all’inclusione”, costituendo un gruppo di lavoro di esperti multidisciplinari incaricati di predisporre un set di strumenti per l’educazione all’affettività, alla sessualità e alla salute riproduttiva, partendo dal documento “Standard per l’educazione sessuale in Europa” dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, da contestualizzarsi al contesto scolastico nazionale. Sette anni dopo – a fine 2022 – tutte queste iniziative sono rimaste carta morta. L’ultima riunione del Gruppo di lavoro istituito dal Ministero della Salute è datata dicembre 2016 e l’Italia è una delle pochissime nazioni in Europa – insieme alle sole Cipro, Bulgaria, Polonia, Romania e Lituania – che non permettono ai loro studenti di avere accesso a conoscenze minime di ordine affettivo e sessuale, “per realizzarsi nel rispetto della loro salute, del loro benessere e della loro dignità, per sviluppare relazioni sociali e sessuali basate sul rispetto” (UNESCO). «Conoscenze – spiega il presidente AIED Mario Puiatti – che non possono più essere considerate un elemento accessorio, e quindi opinabile, nella istruzione e formazione dei giovani: il diritto all’educazione affettiva e sessuale è in sè diritto alla salute, come evidenzia l’Obiettivo 3 dell’Agenda delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, che chiede di “garantire l’accesso universale ai servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, inclusa la pianificazione familiare, l’informazione, l’educazione e l’integrazione della salute riproduttiva nelle strategie e nei programmi nazionali”. Parliamo quindi di diritti umani elementari che è necessario garantire per il raggiungimento degli Obiettivi 2030 dell’ONU».

Eppure, su questo fronte l’Italia è ancora al palo, fiero fanalino di coda malgrado i tentativi avviati attraverso ben 16 iniziative parlamentari per l’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole dal 1977 al 2019 (ultima in ordine di tempo quella di Loredana De Petris, prima quella ’77 a firma di Quarenghi, Vittoria, Giordano, Tesini, Bardotti e altri, nel mezzo altre 14 proposte di legge puntualmente naufragate). Nel frattempo il Relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’educazione ha sottolineato che l’educazione sessuale “deve essere considerata un diritto a sé stante, ed unito chiaramente ad altri diritti, in virtù del principio dell’interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani.” E la necessità di beneficiare di un’educazione sessuale è definita e perorata dall’UNESCO come “l’insegnamento e l’apprendimento degli aspetti cognitivi, affettivi, fisici e sociali della sessualità. Mira a dotare i bambini e i ragazzi di conoscenze, competenze, atteggiamenti e valori che li metteranno in grado di sviluppare relazioni sociali e sessuali basate sul rispetto, di capire come le loro scelte influenzano il loro benessere e quello altrui, e di comprendere i loro diritti e tutelarli per tutta la vita”.

 IL CONVEGNO AIED DI ROMA, 26 NOVEMBRE 2022. CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE, ORE 10.
AIED, la storia Associazione Italiana per l’Educazione Demografica, compirà 70 anni nell’ottobre 2023. Nel conto alla rovescia per un anniversario importante, AIED conferma un impegno consolidato ma sempre di straordinaria attualità promuovendo, sabato 26 novembre a Roma, alle 10 presso la Casa internazionale delle donne (via della Lungara 19), il convegno sul tema “L’educazione all’affettività, alla sessualità e alla salute riproduttiva nella scuola”. Un confronto che riparte là dove si è interrotta l’iniziativa del Governo italiano, e riannoda il filo con gli Obiettivi del Piano nazionale Fertilità del 2015, rimasto tuttora inattuato. Sarà l’occasione per incrociare le esperienze e le voci di esperti, rappresentanti delle istituzioni di riferimento, parlamentari e relatori istituzionali impegnati sul terreno dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole.  Con il Presidente Aied Mario Puiatti, fra gli altri interverranno i Parlamentari Cecilia D’Elia (senatrice PD) e Riccardo Magi (Deputato + Europa), per focalizzare sulle iniziative politiche nazionali in grado di portare l’Italia sugli standard europei del settore:  la Senior Lead IPPF European Network Irene Donadio, la sessuologa Anna Sampaolo, i Consiglieri della Regione Lazio Alessandro Capriccioli e Marta Bonafoni (+ Europa e Lista Civica Zingaretti), che riferiranno delle iniziative politiche regionali, azioni “federali” come stimolo per le politiche nazionali. Dell’esperienza AIED nelle scuole di Genova riferirà la psicologa e psicoterapeuta Giovanna Santeramo, dell’esperienza nelle scuole di Roma l’endocrinologo e andrologo Antongiulio Faggiano, Ospedale Sant’Andrea – Università Sapienza di Roma, responsabile scientifico del progetto di III missione “L’educazione in età scolare”. «Il convegno – spiega ancora il presidente AIED Mario Puiatti – ha l’obiettivo di riprendere la proposta messa a punto dal gruppo di lavoro del Ministero della Salute nel 2015, fornendo una panoramica delle esperienze pilota dei corsi di educazione sessuale nelle scuole italiane. Il programma dell’Agenda ONU 2030 “Leaving No One Behind” è riferimento eloquente: la situazione italiana, che non prevede alcun tipo di educazione all’affettività e alla sessualità all’interno dei programmi scolastici ministeriali, di fatto lascia indietro i giovani cittadini. È tempo di promuovere nelle scuole una corretta educazione ai temi di salute come materia di insegnamento trasversale, in linea con gli insegnamenti dell’OMS. L’educazione sessuale dei più giovani è presupposto imprescindibile per la realizzazione di un pieno rispetto dei diritti umani, per l’uguaglianza di genere, per promuovere la salute, il benessere, la realizzazione di sé, per raggiungere entro il 2030 gli obiettivi Onu per uno sviluppo sostenibile. Gli Standard dell’OMS per l’Educazione Sessuale in Europa offrono, d’altra parte, una panoramica generale degli argomenti che dovrebbero essere affrontati in relazione alle specifiche fasce di età corrispondenti ai diversi gradi della scuola, da quella dell’infanzia a quella secondaria».

L’iniziativa lanciata dal Governo italiano nel 2015 per l’elaborazione di “Linee guida nazionali per l’educazione affettiva, sessuale e in materia di salute riproduttiva nelle scuole” è stata interrotta a causa di un crescente movimento di resistenza all’educazione sessuale, spesso rafforzata da campagne di disinformazione sul contenuto delle linee guida dei corsi. Eppure gli studi condotti a livello nazionale e internazionale hanno da tempo evidenziato i vantaggi di una educazione consapevole in età scolare: fra questi l’effetto di ritardare l’età del primo rapporto sessuale, di ridurre i comportamenti sessuali a rischio, di promuovere l’utilizzo dei metodi contraccettivi e di migliorare gli atteggiamenti legati alla salute sessuale e riproduttiva. L’educazione sessuale è inoltre essenziale per prevenire la violenza di genere e la discriminazione nei confronti delle donne, per questo andrebbe utilizzata, fin dall’inizio della scolarità, per contribuire a trasmettere messaggi incisivi a favore dell’uguaglianza di genere e per educare sulle questioni del mutuo rispetto, del consenso ai rapporti sessuali, della risoluzione non violenta dei conflitti nelle relazioni interpersonali e del rispetto dell’integrità personale, come richiesto dalla Convenzione di Istanbul. 

LE LINEE GUIDA INTERNAZIONALE UNESCO IN TEMA DI EDUCAZIONE SESSUALE NELLE SCUOLE.

Realizzata in collaborazione con UNAIDSUNPFAUNICEF, UN WomenWHO, la International Technical Guidance on Sexuality Education pubblicata nel 2018 e promossa dall’UNESCO invita i Paesi membri a fornire a bambini/e e ragazzi/e le conoscenze, le capacità e le risorse necessarie a sviluppare relazioni umane positive«La guida – scrive Audrey Azoulay, Direttrice Generale dell’UNESCO–  promuove una  conoscenza della sessualità incentrata su modelli positivi, assertivi, nel  miglior interesse delle persone giovani e delinea le componenti essenziali  per l’elaborazione e la realizzazione di efficaci programmi di educazione sessuale. Per questo il documento consentirà alle autorità nazionali di progettare piani di studio completi che avranno un impatto positivo sulla salute e il benessere delle giovani generazioni». “Sempre più giovani – spiega ancora l’UNESCO – si sono uniti in questi anni per rivendicare il loro diritto ad una sessualità consapevole e incalzano i loro leader a rispettare gli impegni presi verso le generazioni attuali e future rimuovendo divieti e barriere e stanziando budget adeguati“.  Si legge ancora nella prefazione alla guida: “troppi giovani compiono ancora il passaggio dall’infanzia all’età adulta ricevendo informazioni imprecise, incomplete o basate su giudizi ideologici che influenzano il loro sviluppo fisico, sociale ed emotivo. Questa inadeguata preparazione non solo alimenta la vulnerabilità dei bambini e dei giovani allo sfruttamento e ad altri esiti dannosi, ma rappresenta anche il fallimento di una società e dei suoi responsabili rispetto agli obblighi nei confronti di un’intera generazione. E’ ora che i governi e supportino i giovani nello sviluppo delle conoscenze, abilità, i valori etici e attitudini di cui hanno bisogno per fare scelte consapevoli, salutari e rispettose su relazioni, sesso e riproduzione”.

Redazione

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