Osservate dai ricercatori di Miramare decine di esemplari alimentarsi sui filari sommersi: un avvistamento unico per il Mediterraneo, di grande rilevanza scientifica e conservazionistica.
VACCARELLE E TARTARUGHE: LA GRANDE ABBUFFATA SULLE MITILICOLTURE DELLA COSTIERA TRIESTINA
Proposto alla Regione un tavolo tecnico per garantire la protezione delle specie protette e al contempo la tutela delle mitilicolture, allevamenti tradizionali e sostenibili che fanno della costiera triestina una Riserva di Biosfera UNESCO.
Trieste, 3 luglio 2026
Arrivano in gruppo, maestose con le loro grandi “ali”, i movimenti sinuosi e l’inconfondibile manto marezzato. Non una o due, ma decine e decine di vaccarelle (Aetomylaeus bovinus) compaiono dal blu in un gruppo di inedite dimensioni. Per nulla disturbate dai ricercatori che le stanno osservando e riprendendo, si avvicinano ai filari delle mitilicolture e qui danno inizio alla grande abbuffata: ogni esemplare sceglie la sua resta e comincia a “sgranocchiarla”, frantumando i molluschi bivalvi con le piastre dentarie e lasciando alcune porzioni completamente ripulite.
Insieme a loro compare anche una tartaruga marina (Caretta caretta): avanzando a colpi di pinne, si fa spazio tra le vaccarelle e, nei pressi dei filari, allunga il collo e con un morso stacca i mitili direttamente dalla rete, mentre enormi banchi di sugarelli partecipano al grande banchetto approfittando dei residui e dei frammenti che si liberano nella colonna d’acqua.
Potrebbe essere una scena tratta da un documentario del National Geographic, ma non lo è: sono le incredibili immagini video che i ricercatori di Shoreline in forza all’Area Marina Protetta di Miramare hanno ritratto nei giorni scorsi lungo la costiera triestina, all’interno degli allevamenti estensivi di mitili che fanno di questo territorio una Riserva di Biosfera riconosciuta dall’UNESCO per la convivenza armoniosa tra Uomo e Natura.
Ed è proprio in nome di questa convivenza, da promuovere e sostenere con ogni mezzo, che l’AMP Miramare si è subito messa in azione per affrontare quella che è una vera e propria criticità: da una parte tutelare la vita di questi meravigliosi abitanti del nostro Golfo, protetti da normative internazionali perché minacciati dalla pesca intensiva e dalla degradazione del loro habitat, e dall’altra garantire la sopravvivenza di una delle pratiche tradizionali della costiera triestina, gli allevamenti estensivi di mitili che rappresentano non solo una forma di prelievo sostenibile delle risorse marine ma anche ecosistemi ricchissimi di biodiversità, sotto e sopra la superficie.
La concentrazione straordinaria di vaccarelle registrata in questi giorni ne è una dimostrazione: per il numero di esemplari conteggiati – alcuni dei gruppi avvistati tra Grignano e Santa Croce raggiungevano i 50 individui – si tratta di osservazioni fuori dal comune non solo per il Golfo di Trieste ma per tutto l’Adriatico e il Mediterraneo
Nei due anni passati, sia i nostri subacquei che gli stessi mitilicoltori avevano segnalato la presenza di esemplari di vaccarella e delle aquile di mare (Myliobatis aquila) alimentarsi sui filari sommersi, ma i numeri rilevati in questi giorni non hanno precedenti.
Dopo le segnalazioni giunte dagli stessi allevatori con cui la Riserva collabora da anni, i ricercatori di Miramare si sono subito attivati, prima sorvolando la costiera con un drone per individuare i punti di aggregazione e poi, giunti in barca sul posto, si sono immersi per osservare dal vivo quanto stava succedendo tra i filari sommersi.
L’emozione dell’eccezionale avvistamento ha subito lasciato spazio alla preoccupazione per l’impatto economico sui mitilicoltori, alle prese con filari già parzialmente se non quasi totalmente divorati da vaccarelle e tartarughe, e alla necessità di ridurre la conflittualità tra le esigenze produttive e quelle di conservazione di due specie protette e a rischio di estinzione a livello mediterraneo.
Da qui la richiesta alla Regione Friuli Venezia Giulia di convocare un tavolo tra i servizi competenti – Biodiversità e Caccia e Risorse ittiche – i rappresentanti degli allevatori e l’AMP Miramare, che monitora da anni le mitilicolture della costiera triestina nell’ambito del suo ruolo di coordinamento della Riserva di Biosfera.
L’obiettivo è “inquadrare correttamente il fenomeno, avviare attività di monitoraggio strutturato, individuare misure di gestione compatibili con la tutela delle specie e la sostenibilità economica del comparto, prevenendo così l’adozione di pratiche non idonee o potenzialmente dannose, soprattutto in vista della possibile evoluzione del fenomeno nel periodo estivo”.
Nel frattempo sono stati preallertati anche altri istituti scientifici impegnati nello studio e nella conservazione dei raiformi e con cui Miramare collabora anche nell’ambito del progetto EuSharks, per creare una task-force tecnico-scientifica in grado di affrontare la problematica con tempestività, prestando attenzione sia agli aspetti conservazionistici che a quelli produttivi.
SCHEDA
La vaccarella (Aetomylaeus bovinus) è una delle aquile di mare più grandi del Mediterraneo, appartenente alla famiglia dei Miliobatidi, pesci cartilaginei parenti degli squali.
La specie è considerata fortemente minacciata nel Mediterraneo e ha subito drastici declini di popolazione. È infatti inserita nelle Liste Rosse dell’IUCN e, a livello mediterraneo, è protetta sia dalla Convenzione di Barcellona, che impone agli Stati misure di protezione per le specie minacciate, sia dalla Convenzione di Bonn (CMS) sulle specie migratrici, con l’obiettivo di assicurarne una rigorosa tutela e la cooperazione internazionale per la conservazione.
Facilmente distinguibile dagli altri raiformi che popolano il Golfo di Trieste per il manto marezzato e il muso allungato “a becco d’anatra”, che la differenzia dall’aquila di mare e dai trigoni, presenta come loro una lunga coda sottile, generalmente priva dell’aculeo velenifero che caratterizza le pastinache.
Le piastre dentarie di cui è dotata le consentono di rompere i gusci dei bivalvi e i carapaci dei crostacei di cui si nutre, catturandoli prevalentemente sui fondali sabbiosi ma, evidentemente, approfittando anche dei supporti verticali su cui attecchiscono cozze o altri molluschi.
Si tratta di una specie dei cui comportamenti alimentari e riproduttivi si sa ancora molto poco, motivo per cui l’avvistamento triestino riveste un’elevata importanza scientifica e conservazionistica e rende necessario e urgente attivare piani di studio e monitoraggio che possano spiegare se le aggregazioni registrate nelle ultime settimane abbiano anche ragioni riproduttive oltre che alimentari e se quindi il Golfo di Trieste e l’Alto Adriatico si confermino, come per altri elasmobranchi, una zona di riproduzione e nursery anche per questa specie.
