Dal 18 settembre al 17 ottobre 2026 presso lo spazio Arte & Cultura, al piano terra della sede municipale di Susegana (TV).
Inaugurazione giovedì 17 settembre ore 18.30 ingresso libero
«Un mondo intero… passa. E non lo fa in silenzio.»
Marco Paolini, Il racconto del Vajont
La fotografia della trevigiana Santina Pompeo entra nella memoria del Vajont e mette in dialogo il paesaggio di oggi con quello di ieri. Memory Foam è un progetto nato per interrogare ciò che è scomparso e, insieme, ciò che a distanza di decenni continua a vivere nel territorio e nella memoria delle persone. Il titolo richiama un materiale sensibile al peso, al calore e alla pressione, capace di assorbire ciò che incontra e conservarne la traccia.

È questa l’immagine della memoria che Santina Pompeo riconosce nel territorio del Vajont: la frana ha cambiato per sempre la montagna, ha trasformato il paesaggio e ha lasciato un segno profondo nella comunità che lo abita. La ferita non è soltanto visibile nella materia, ma continua a riaffiorare nelle persone, nelle fotografie conservate nelle case, nei racconti e nei luoghi.
La notte del 9 ottobre 1963, alle 22.39, una gigantesca frana si staccò dal Monte Toc e precipitò nel bacino artificiale della diga del Vajont. L’impatto con l’acqua generò un’onda che, superata la diga rimasta intatta, si riversò nella valle travolgendo Longarone e altri abitati e provocando la morte di 1.917 persone. Ma quella notte non scomparvero soltanto delle vite: scomparvero case, strade, luoghi di lavoro, oggetti, fotografie, consuetudini, relazioni, una comunità. Rimase invece la memoria, che negli anni ha attraversato le generazioni e continua a interrogare il rapporto tra uomo, territorio, tecnica e responsabilità.
Avviato nel 2023 in occasione del sessantesimo anniversario, il lavoro è proseguito negli anni successivi, seguendo le trasformazioni del territorio e approfondendo le relazioni nate con le persone incontrate durante il percorso. Nel 2026 il progetto torna quindi a essere presentato al pubblico in una nuova fase del proprio sviluppo, confermando il carattere aperto di una ricerca che continua a interrogare memoria, paesaggio e tempo.
