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OUT OF THE BLUE: ESCE IL SOLE E JEFF LYNNE SI SBLOCCA

DiGlauco Costantini

Ott 3, 2026

Nella primavera del 1977 Jeff Lynne aveva un problema non proprio piccolo: la casa discografica voleva un nuovo album degli Electric Light Orchestra. E non un album qualsiasi, ma addirittura un doppio. Lynne si ritrovò così chiuso in uno chalet sulle montagne svizzere con una chitarra, un pianoforte elettrico e un registratore, deciso a scrivere il materiale. Il problema era che per quasi due settimane non riuscì praticamente a combinare nulla. Pioveva continuamente e Lynne raccontò di aver trascorso parecchio tempo al pub del paese, mentre il disco non sembrava voler nascere.

Poi, improvvisamente, il cielo si aprì. Il sole illuminò le montagne e Lynne ebbe quella che sembra quasi una scena scritta apposta per la storia del rock: tornò allo chalet e cominciò a scrivere “Mr. Blue Sky”. Da quel momento qualcosa si sbloccò. Lynne raccontò di aver scritto circa una canzone al giorno nelle due settimane successive, arrivando a costruire praticamente tutto il materiale di Out of the Blue in un’esplosione creativa impressionante. È difficile immaginare un legame più diretto tra un fenomeno atmosferico e un album rock.

Il resto fu registrato a Monaco, ai Musicland Studios di Giorgio Moroder, con la ELO al completo. Il risultato fu un doppio album monumentale, pieno di archi, cori, melodie pop e orchestrazioni: “Turn to Stone”, “Sweet Talkin’ Woman”, “Mr. Blue Sky”, “Wild West Hero” e la suite Concerto for a Rainy Day. Ed è proprio qui che la storia diventa ancora più curiosa: la pioggia che aveva bloccato Lynne durante la composizione finì per diventare parte integrante del disco, trasformandosi in un vero e proprio tema musicale.

Il 3 ottobre 1977 Out of the Blue arrivò nei negozi. Era un momento tutt’altro che scontato: nello stesso periodo il punk stava mettendo sottosopra il rock britannico, mentre gli ELO pubblicavano un doppio album sofisticatissimo, pieno di violini, sintetizzatori, cori e produzione maniacale. Sembrava quasi appartenere a un’altra epoca. Eppure funzionò. Forse perché Jeff Lynne aveva trovato il modo di trasformare quella pioggia in sole, e il sole in alcune delle melodie più riconoscibili della storia della ELO.

Di Glauco Costantini

Graphic designer per mestiere, ascoltatore compulsivo per vocazione. La musica, a cui devo il mio stato di perenne squattrinato, è entrata nella mia vita da poppante. A tre anni dormivo con i 45 giri sotto il cuscino, a cinque ascoltavo Beethoven, mordevo il mobile Grundig di mio padre guardando girare i dischi e suonavo la batteria, finché un giorno inspiegabilmente sparì dalla cantina. Ripiegai sul pianoforte, che abbandonai, anche se mai del tutto, a tredici anni. Poi è iniziato il viaggio vero. Funk a undici anni, rock a dodici, progressive a quattordici, fusion a quindici, jazz a sedici. Negli anni Novanta è arrivata anche la New Age. Tra i miei punti cardinali ci sono Genesis, Pat Metheny, Joe Jackson, Dream Theater, Earth, Wind & Fire, Supertramp, Yes, George Benson, Porcupine Tree, John Coltrane, Toto, Mike Oldfield e Miles Davis. Ho registrato migliaia di cassette, disegnato altrettante copertine sul primo Macintosh 128Kb e comprato dischi anche solo perché erano belli da guardare. Sono anche un pacato motociclista e un veloce camminatore, quando il divano me lo permette.