Cantabria Labs Difa Cooper presenta l’Osservatorio Tricologia 2026, con il patrocinio e il contributo di advisory scientifica di SIDeMaST.
Una ricerca su 2.000 persone racconta il vissuto di chi sperimenta la caduta dei capelli: il peso sull’autostima, le convinzioni diffuse e la distanza tra attenzione e comportamenti di cura.
Milano, 6 ottobre 2026
I capelli accompagnano il modo in cui ci riconosciamo e ci presentiamo agli altri. Quando si diradano o cadono più del solito, la preoccupazione può coinvolgere la fiducia in sé e le relazioni. Si cercano spiegazioni, si provano soluzioni o si aspetta che il problema passi: tra il primo segnale e una valutazione professionale si apre un percorso fatto di dubbi e decisioni spesso poco informate.
È questo percorso a essere indagato dall’Osservatorio Tricologia 2026 di Cantabria Labs Difa Cooper, presentato il 6 ottobre durante l’incontro con la stampa. Il progetto è realizzato con il patrocinio e il contributo di advisory scientifica di SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e di Malattie Sessualmente Trasmesse. L’indagine, progettata e condotta da Havas Research, ha coinvolto 2.000 persone in Italia tra i 18 e i 60 anni con esperienza di episodi di caduta dei capelli.
Conoscere le persone per comprendere i bisogni
In Italia, i dati sulla caduta dei capelli sono ancora frammentari e spesso derivano da casistiche cliniche o da studi internazionali. L’Osservatorio raccoglie direttamente dalle persone informazioni sul vissuto e sui comportamenti, anche prima dell’arrivo in ambulatorio, per aiutare i professionisti a comprendere dubbi e aspettative che influenzano il percorso di cura.
«Vogliamo offrire ai dermatologi nuove chiavi di lettura sul problema della caduta dei capelli, aiutare i farmacisti a riconoscere e accompagnare i bisogni delle persone e dare a chi vive questa condizione maggiore consapevolezza, ascolto e orientamento», afferma Stefano Fatelli, Amministratore Delegato di Cantabria Labs Difa Cooper e SVP Business & Ventures di Cantabria Labs.
La ricerca mostra un coinvolgimento personale elevato, soprattutto tra i giovani, al quale non corrisponde una conoscenza altrettanto solida di cause e trattamenti. La prevenzione fatica a diventare un’abitudine; il consulto può essere rimandato e la costanza nei trattamenti risente di aspettative disattese. Persistono inoltre convinzioni che rischiano di ostacolare la ricerca di un consiglio qualificato.
Dalla ricerca al confronto con la comunità scientifica
Le implicazioni dei risultati sono state al centro della tavola rotonda organizzata nell’ambito della presentazione alla stampa del 6 ottobre. Moderato da Lucia Scopelliti di Adnkronos, il confronto ha riunito Giovanni Pellacani, Presidente SIDeMaST, Bianca Maria Piraccini, dermatologa esperta in tricologia, Daniele Frattini, Chief Data Officer Havas Media Network e Psicologo, e Stefano Fatelli, Amministratore Delegato di Cantabria Labs Difa Cooper e SVP Business & Ventures di Cantabria Labs.
La ricerca e i temi al centro del confronto hanno indicato una priorità: rendere più chiaro il percorso dai primi segnali alla valutazione dermatologica, con informazioni accessibili, aspettative realistiche sui trattamenti e un accompagnamento continuativo.
Il progetto amplia il programma degli Osservatori Cantabria Labs Difa Cooper e prevede report periodici, con indicazioni sui ritardi diagnostici, sulle aspettative, sulle cause di discontinuità nei trattamenti e sulle false credenze più diffuse.
«Il dermatologo è il riferimento per la diagnosi e per la definizione del percorso terapeutico più appropriato; il farmacista, spesso primo interlocutore delle persone, può aiutarle a comprendere meglio la natura del problema, orientarle verso lo specialista quando necessario e sostenerle nella continuità del trattamento», sottolinea Fatelli nel report. «Solo rafforzando questa alleanza possiamo trasformare la preoccupazione in consapevolezza e la consapevolezza in un’azione tempestiva e informata».

L’OSSERVATORIO IN PILLOLE
Sei evidenze per leggere il rapporto tra salute dei capelli, conoscenza e comportamenti. I dati si riferiscono alle persone intervistate, tutte con esperienza di episodi di caduta dei capelli.
1. I capelli pesano sull’autostima, soprattutto tra i giovani
Il 54% del campione riferisce un impatto alto o molto alto della salute dei capelli su autostima e fiducia in sé. Tra i 18-24enni la quota sale al 61% e raggiunge il 67% tra le giovani donne della stessa fascia d’età. Nel totale del campione, il 38% segnala un impatto alto o molto alto sulle relazioni sentimentali. La salute dei capelli coinvolge quindi aspetti importanti della percezione di sé e della vita relazionale.
2. Solo il 15% ritiene di conoscere bene cause e trattamenti
Appena il 15% degli intervistati valuta buona o molto buona la propria conoscenza delle cause della caduta e dei trattamenti disponibili. Il 25% dichiara di conoscere, anche solo per sentito dire, il telogen effluvium. L’attenzione verso i capelli convive con un ampio bisogno di informazione.
3. Tagli, lavaggi e caduta precoce: i falsi miti resistono
Il 45% pensa che tagliare frequentemente i capelli contribuisca a migliorarne la salute; il 34% ritiene che lavarli spesso ne acceleri la caduta; il 42% crede che perdere i capelli da giovani significhi non poter più fare nulla. Convinzioni diffuse che offrono temi concreti per una divulgazione capace di chiarire dubbi e orientare le scelte.
4. Il 72% dà valore alla prevenzione, ma solo il 40% dichiara di farla
Il 72% del campione considera importante prendersi cura dei capelli in ottica preventiva, mentre il 40% dichiara di farlo effettivamente. Un altro 34% interviene soltanto quando nota un problema. Anche chi ha già cercato un riferimento può rimandare: tra quanti si sono rivolti almeno una volta a un professionista per la salute dei capelli o del cuoio capelluto, il 49% ha posticipato una visita di controllo pensando che il problema si sarebbe risolto da solo.
5. La costanza nei trattamenti si scontra con risultati attesi e costi
Tra chi ha utilizzato trattamenti in passato e non li usa più, il 52% dichiara di non averli seguiti con costanza. Tra le ragioni indicate per aver diminuito o interrotto il trattamento, i risultati percepiti come insufficienti o troppo lenti sono citati dal 41%, seguiti dal costo, indicato dal 39%. La comprensione delle aspettative e la sostenibilità del percorso sono quindi aspetti importanti dell’accompagnamento. Solo il 10% interrompe il trattamento perchè ritiene di aver risolto il problema.
6. Il 64% è interessato a screening e incontri informativi
Il 64% degli intervistati si dichiara interessato a iniziative gratuite di screening tricologico o a eventi informativi. Tra gli interessati, il 60% indica gli studi di dermatologia o tricologia tra i soggetti che dovrebbero promuoverle, seguiti dalle istituzioni sanitarie pubbliche e dai medici o dalle organizzazioni di medici. La disponibilità a informarsi si associa alla ricerca di riferimenti scientifici riconoscibili.
Nel loro insieme, questi dati raccontano quanto la salute dei capelli conti per le persone e quanto sia ancora necessario aiutarle a comprenderla: un bisogno di conoscenza e orientamento al quale l’Osservatorio intende contribuire, in dialogo con la comunità dermatologica.
