• Sab. Ago 8th, 2026

Voce del NordEst

online 24/7

Marcinelle e i nomi che restano

DiYuleisy Cruz Lezcano

Ago 8, 2026

Tizio, Caio, Sempronio…

e poi ancora un nome,

poi un altro, si forma

un elenco lungo

dal quale i nomi scappano,

scivolano fuori dalla pagina,

la carta che non basta

a contenere tutte quelle vite.

Numeri? No, uomini

venuti da lontano,

nomi che avevano una casa,

un volto, una voce.

Eravate uomini. Eravate

prima dei numeri.

Eravate voci che tornavano a casa

con la polvere grigia sulle spalle,

con il carbone nelle mani,

con il peso della giornata

e la speranza ancora negli occhi.

Eravate prima

di essere intrappolati nella miniera

che ha ingoiato il battito dei vostri passi,

il rumore del ritorno,

il canto delle vostre vite.

E ora per sapere dove siete,

dobbiamo chiederci:

dove vanno a finire

coloro che muoiono di lavoro?

No, non nel cielo.

No, non sotto terra.

Vanno a finire

nei posti che non si sanno perdere.

Lì restano restano

nell’incavo di un bicchiere sul tavolo,

in quella piccola ombra circolare

dove ancora sembra

posarsi la mano.

Restano nella piega del lenzuolo

che continua nel dopo

a cercare il peso.

Restano nelle piccole cose

che nessuno eredita:

un vestito che conserva gli odori,

un paio di scarpe troppo strette

o troppo larghe per tutti.

I morti di lavoro

vanno a finire nelle canzoni

che ricordano

con una mappa di parole

i baci acquosi

che inseguono la via delle formiche

per conservare briciole,

ricordi sotterrati,

letarghi sulla bocca di un figlio,

piccoli silenzi custoditi

nel respiro di chi resta.

I morti di lavoro

sono sacchetti di monili

negli occhi d’una madre,

luci nascoste nelle lacrime.

Vedete i minatori?

Non sono scomparsi.

Sono un po’ divisi

nella memoria,

un po’ nel buio profondo.

Sono laggiù, dove la terra conserva

il segreto dei loro passi.

E sono quassù,

nella luce bianca, alta e densa,

che mostra il volto di un mondo

che non ha saputo salvarli.

Coloro che sono morti di lavoro

non sono scomparsi.

Si possono vedere

nell’inchiostro dell’essenza

che si attacca al foglio.

Il dolore deve uscire,

trovare la sua strada.

Di Yuleisy Cruz Lezcano

Yuleisy Cruz Lezcano è poetessa, scrittrice, traduttrice e attivista per i diritti sociali, nata a Cuba e residente in provincia di Bologna. Autrice di diciotto libri, alcuni in edizione bilingue, la sua scrittura attraversa i temi del translinguismo, della migrazione, della memoria diasporica e dei diritti umani. Collabora con numerose testate giornalistiche e riviste culturali italiane, spagnole e latinoamericane, occupandosi di letteratura, cultura, traduzione e impegno civile. Finalista e vincitrice di importanti premi letterari nazionali e internazionali, affianca all’attività letteraria progetti educativi e iniziative contro la violenza e le disuguaglianze sociali.