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MERCATONUOVO TRIONFA ALLA “GRAN CUINTANE UDINEXE” PER L’803° COMPLEANNO DELLA “SITÂT”

DiRedazione

Set 16, 2026

La 26^ edizione delle celebrazioni popolari spontanee dell’anniversario di fondazione urbana della Capitale del Friuli Storico ha registrato la novità di un gioco sociale en plein air rievocante dodici “fatiche” udinesi dell’epoca della cavalleria.

Testimonial e giudice supremo, nelle vesti di “Capitaneus Terrae Utini”: il giovanissimo studente distintosi quest’estate come il primo in assoluto ad affrontare, sua sponte, il colloquio d’esame di Terza media in lingua friulana: un vero, incredibile, inaspettato, benemerito della “marilenghe”, Pietro Mangiacapra, da Glaunicco (Camino al Tagliamento), indimenticato Sindaco dei Ragazzi di Codroipo ed eccelso alunno del locale Istituto comprensivo oltrechè promotore dell’identità storica del territorio e del Friuli intero, cuore d’Europa. L’803° Compleanno della Città di Udine, 26^ orgogliosa iniziativa “grassroots”, popolare, spontanea, capitanata dal Fogolâr Civic di Udin, ha registrato un evento nuovo, pregnante e suggestivo: la cosiddetta “Gran Cuintane Udinexe” – denominazione meticcia italo-friulano-veneta, tra i cinque quartieri della più gloriosa tradizione rionale locale. Primo il Quintiere di Mercatonuovo, incalzato da quello di Gemona, a sua volta inseguito da Mercatovecchio. Accanito lo scontro tra i Quintieri storici di Aquileia e Grazzano che si sono aggiudicati rispettivamente il quarto e il quinto posto. Mercatonuovo – sotto il capitano o conestabile Raimondo Donato, affiancato da Luisella Nanino nei panni di Porta Poscolle – era partito dalla mossa, sotto la bocca leonina settentrionale della fonte forense del “Ricamadôr” in Piazza Matteotti ovvero “S. Jacum”, con un agguerrito ronzino grigio, giungendo alla meta con un leardo “barbaro” dal manto candido. E con analogo “barbaro” era partito il suo immediato inseguitore del rione di Gemona, agli ordini del centurione Ermano Beltrame, con la Porta omonima e quelle di S. Lazzaro e Villalta, personificate rispettivamente da Paola Merlo, Marina Scagnetti ed Albana Plos. Con un “barbaro” morello, invece, si era lanciato nella gran carriera il Quintiere di Aquileia, con a capo il conestabile Emanuele Plazzotta attorniato dalle Porte “d’Olee” e “di Ronc” nelle persone di Serena Caffieri e Tiziana Patrone, mentre Mercatovecchio, sotto il capitano rionale Sergio Copetti, con la fedelissima Porta Pracchiuso e la Decania omonima rispettivamente incarnate da Chiara Nasazio e Roberta Turco, muoveva un ronzino dal pelo grigio e Grazzano, con il conestabile Giuseppe Matrone e la sua Porta rionale rappresentata da Patrizia Patrone, sfidava il campo con un asinello, in servizio presso i suoi antichi mulini. Una gara avvincente, che visto scontrarsi i Quintieri udinesi della tradizione ossia i rioni politico-militari in cui si articolava la cittadinanza nei tempi d’oro del Comune democratico medievale, rivitalizzati oggi dal rinnovato Arengo. Una gara recuperante dodici storiche tenzoni o “fatiche” ludiche udinesi del passato (amazzoni, anello, aratori, archi, asini, balestre, barbari, carrettoni, moro, pedoni, ronzini, schioppi), richiamate da altrettante batterie di pedine artistiche in scala 1:72, realizzate dal leader fogolarista prof. Alberto Travain, miniature volutamente anacronistiche, a recuperare tratti, simboli ed insegne non di un’epoca specifica soltanto bensì la summa di una tradizione identitaria che si è variamente venuta evolvendo attraverso i secoli e le vicissitudini, dal lontano Medioevo alle rievocazioni e rivisitazioni contemporanee. Ed ecco allora apparire sui cimieri l’Aquila del Quintiere di Aquileia, il Leone di Mercatonuovo; Campana e Castello a contrassegnare Mercatovecchio; il Cavallo del Quintiere di Gemona; la Colomba di Grazzano oltre ai rispettivi colori rionali, giallo, nero, bianco, azzurro e rosso! A coordinare le cinque squadre in abito d’epoca dei Quintieri urbani, squadre fornite di Gruppi storici udinesi dei Borghi Pracchiuso e Sette Stelle, la prof.ssa Patrizia Patrone, figura di assoluta esperienza in campo rievocativo, nominata ad hoc dal prof. Travain in qualità di “camerarius” di un Arengo udinese da anni sollecitante una riproposizione delle identità storiche rionali cittadine. Un’iniziativa fulminea, concepita nel cuore dell’estate e divenuta realtà già a fine stagione: contingenti di rievocatori volontari sorteggiati nei ruoli più emblematici dell’identità civica udinese dei secoli passati! Entusiasmo, passione, orgoglio urbani e territoriali visto che molti dei concorrenti sono giunti da varie località del Friuli, mossi da autentico amore per Udine. Al Quintiere vincitore è andato il settecentesco simbolo del foro medievale udinese: un cuore rosso caricato dell’arma della “Comunità” ossia la “sclese nere” su sfondo argenteo. Una fantasmagoria di colori abbinata a rigore filologico. Madonne e Messeri della grande Udine del Patriarcato ma anche la pregnanza e la ricercatezza simboliche indossate da certe signore udinesi di oggi; i riferimenti, le suggestioni di un orgoglio garbato ma irriducibile. E poi, ancora, le riminiscenze: lo stendardo del Palio Storico, retto dal possente rievocatore Manuel Janez Ianesi, di antica casata “zamberlana” carnica attiva nella Udine della “Joibe Grasse” famigerata. Accanto al cimelio dell’ultimo Palio equestre udinese, vinto nel 2002 dalla rappresentanza della Città Storica raimondina sotto le insegne del Fogolâr Civic, la rievocatrice Antonietta Tiburzio, del Gruppo d’epoca “pracchiusano”, alleato fedelissimo dei fogolaristi di Travain. Presente il folclore dedicato alla città, con i “Danzerini Udinesi” di Blessano Lisa Micelli e Samuele Nobile, in rappresentanza delle tradizioni popolari di Udine Capitale, accompagnati dalla presidente sociale Jessica Carver.

Domenica 13 settembre 2026, le celebrazioni spontanee nella ricorrenza del genetliaco urbano erano iniziate in Piazza XX Settembre – o “Plasse dai Grans”, come si dice a Udine – presso il Pozzo dell’Ospedale Antico, con la deposizione di una dedica sociale ai malati e ai sofferenti della città oltre a chi li soccorre ed alle vittime e ai fustigatori di malasanità ed affarismo a spese dei cittadini. “Nô no sin il Comun di Udin e no sin Friuli Doc ma citadins libars che, bessôi e cui lôr bêçs, a organizin la fieste di complean de lôr vile e in chê no dismentein prin di dut lôr coparis chei soferents e cui che ju socor. Biel pont di braure” aveva rimarcato in friulano il prof. Travain, inaugurando gli eventi commemorativi. Seconda tappa al trivio Cavour-Lionello-Savorgnana, con la segnatura dell’“Umbilicus Urbis”, cuore geometrico della città storica, simbolo e auspicio di pluralità e convergenza, quindi di unità nella diversità di una comunità plurisecolare, da ricostruire e da reinventare. Un omaggio debito, perciò, al ricordo del duca urbinate Guidobaldo II, riformatore rinascimentale della difesa rionale udinese, i cui quartieri di allora dovevano incrociarsi proprio in quel punto, in faccia al “Volt de Musiche”, oggi, di Palazzo D’Aronco. Ed era stato il Capitano onorario della Città, il giovanissimo Mangacapra, a ripetere il gesto dei sindaci Honsell di Udine, Zorino di Aquileia e, per un decennio, della “cjameraresse” moderatrice dell’Arengo cittadino Capria D’Aronco: segnatura col gesso, rito concepito dal promotore Travain come sorta d’ideale rifondazione annuale della città di Udine. Tutti in Piazza Matteotti poi, attorno alla Chiesa di S. Giacomo Apostolo, con indirizzi di saluto ed allocuzioni d’occasione. La consigliera comunale delegata del Sindaco in materia di friulanità, dott.ssa Stefania Garlatti-Costa, aveva, dunque, portato il saluto dell’Amministrazione municipale curandosi anche di giustificare l’assenza del Civico Gonfalone, impegnato altrove (!) ed indisponibile per il “Compleanno della Città” (!!). Aveva preso la parola, poi, da testimonial della manifestazione, il giovane studente Pietro Mangiacapra, il quale, da ex Sindaco CCR di Codroipo, la seconda città della provincia udinese, aveva voluto ricordare i numerosi momenti d’incontro e di scontro, nei secoli, tra le due località e l’importanza della memoria storica come scusa per unire nel presente. Missive di riscontro alla manifestazione anche da parte della Questura udinese e della Presidenza del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Avevano parlato poi il “miles” Ianesi per il Gruppo Sette Stelle ed il presidente Donato per il Gruppo di Pracchiuso, preceduti dalla coordinatrice degli intergruppi storici di quintiere Patrizia Patrone. Era stata la volta poi della presidente Carver dei Danzerini Udinesi, del presidente emerito della Sociedad Friulana di Buenos Aires Eduardo Dino Baschera e della curatrice della rivista internazionale “Furlans di fûr – Furlans di cûr” Noemi Salva.

Aveva preso infine la parola l’eminentissima figura civista della prof.ssa Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, che a nome di tutti si era complimentata con il prof. Travain per l’eccezionale impegno profuso da decenni a favore dell’identità cittadina. Ed era giunta così la volta dell’allocuzione di circostanza di professore stesso che, parlando in friulano udinese del Centro ovvero in “sitadin”, non ha usato giri di parole per manifestare il suo disagio come cittadino ed intellettuale di fronte a mezzo secolo dal “Taramot” che ebbe come reazione anche un gran riscatto dell’identità friulana marginalizzata ma non di quella prettamente udinese. Ci fu il millenario della più antica menzione documentaria del toponimo di Udine – ha detto Travain – , ricorrenza spacciata come millenario della “città”, che sarebbe sorta invece solamente grazie al privilegio del 13 settembre 1223, concesso a sobborgo anonimo di località incastellata già protostorica. Una ricorrenza del “millenario” associata anche al grato ricordo del grande sindaco Candolini ma mai divenuta ricorrenza civica annuale commemorata istituzionalmente. Sino al 2001, quando Travain ed il suo movimento culturale iniziarono a celebrare annualmente il Compleanno della Città nell’anniversario della concessione fondativa dei diritti urbani di mercato, nulla richiamò nel calendario udinese radici e ragioni costitutive della comunità cittadina locale. Da allora, il Comune, sollecitato “dal basso”, si trovò a confrontarsi con un’istanza di coscienza storica. Il sindaco Cecotti fece issare la bandiera bianconera sul Castello; il sindaco Honsell spesso presente, mobilitando anche Gonfalone e Giunta; ondivago il sindaco Fontanini, il cui assessore Maurizio Franz, in qualche modo “colpevole” di aver giustamente associato Friuli Doc alle celebrazioni commemorative urbane, venne costretto a far marcia indietro; uccel di bosco il sindaco De Toni, presente a mezzo delegati e generalmente con Civico Stendardo. Resta il fatto – aveva concluso Travain – che basta il preambolo del recentemente riformato Statuto municipale per capire la crisi d’identità, la gran confusione che su questi temi regna da decenni a Palazzo D’Aronco, con mistificazioni e carenze di ogni genere. “Il ‘Taramot’ in Comune, a Udine, siamo stati noi: Academie dal Friûl o Fogolâr Civic che dir si voglia. Noi, dall’esterno, abbiamo spinto i ‘sorestants’ a proclamare un inusitato Patrono Civile nella figura del Patriarca Bertrando; abbiamo ripristinato l’Arengo popolare ovvero l’Assemblea partecipativa dei cittadini dopo cinque secoli; abbiamo incalzato le Amministrazioni, al massimo fossilizzate in tema identitario su ‘fiestis’ standard della ‘Patrie dal Friûl’ senza specifiche declinazioni locali. Abbiamo obbligato il Comune a confrontarsi con la sua storia affinché ne acquisisse utile coscienza produttiva di futuro”. Così Travain, che concludeva dicendo: “In fat di identitât civiche storiche di Udin, jo o crôt che il Comun nol sepi no nancje dulà che al è. Lait a lei tal Statût ce che al scrîf il preambul: ce slac di butadis e di falopis, tacons e busis!”.

Dopo di che Travain si era tolto il “façolet” fogolarista per parlare, super partes, come “camerarius” dell’Arengo udinese, la cui riunione ordinaria ogni anno viene annunciata proprio in occasione del compleanno urbano. “Popolo di Udine! La cameraria eletta dall’assemblea popolare storica attraverso la quale, nel Medioevo, i cittadini partecipavano direttamente alla gestione della cosa pubblica, assemblea fondata, a Udine, nel 1340, dal patriarca aquileiese Bertrando, e abolita nel 1513 sotto la Repubblica di Venezia, per poi risorgere nel 2015 grazie a iniziativa associazionistica, invita la cittadinanza udinese a voler convenire in rinnovato Arengo nella ricorrenza tradizionale di San Michele Arcangelo, martedì 29 settembre 2026 presso la sede universitaria di Palazzo di Toppo Wassermann in Via Gemona 92 a Udine. Seguiranno disposizioni ed orari. Se volete contare come cittadini; se volete esistere come cittadini, partecipate ossia intervenite, personalmente o attraverso delega, all’XI Arengo contemporaneo del popolo udinese! / “Popul di Udin! La cjamerarie elete de assemblee popolâr storiche che in chê i citadins, vie pe Ete di Mieç, juste di persone a partecipavin al maneç dal Public; a Udin fondade chê assemblee tal 1340, dal patriarcje di Aquilee Beltram e tal 1513 abulide sot Vignesie par tornâ fûr tal 2015 di iniziative di associazions, e invide il Citadin udinês a volê presentâsi tun rignuvît Renc te tradizion di S. Michêl, martars ai 29 di setembar 2026 in Palaç di Top Wassermann, che e je Universitât, tal Borc di Glemone 92 a Udin. Si daran di seguit disposizions e oraris. Se o volês contâ come citadins; se o volês esisti come citadins, partecipait ven a stâi intervignît, in persone o deleghe, al 11m Renc di cumò dal popul di Udin! ‘Vive simpri di Udin, Atene dal Friûl!’”. Questo il proclama, in forma bilingue, a firma del cameraro arengario Travain, un cui originale era stato lasciato alla ghiera detta “Lanterna di Diogene”, richiamo architettonico alla metropoli greca della democrazia europea. Per l’Arengo, presente anche il procuratore garante prof.ssa Maria Luisa Ranzato. In rappresentanza del direttivo fogolarista udinese era intervenuto, invece, il consigliere dott. Mario Cozzi. Si era tenuta, a seguire, la rassegna dei Quintieri cittadini, da parte del testimonial Capitano onorario della Città accompagnato dal Cameraro dell’Arengo, dalla Bandiera Aquileiese Benedetta e dallo Stendardo del Palio Storico. Ogni rione, come ormai da decenni, aveva offerto alla massima Autorità ospite una rosa simbolica con colori e simboli di riferimento. Ecco, allora, in parati aurei, il Quintiere di Aquileia, dal Duomo a Baldasseria; poi Mercatonuovo, in paramenti bruni, oggi rappresentante la prima e le ultime Ville inglobate nella Città, dall’antica Udin a Cussignacco e Paderno; Mercatovecchio, di bianco vestito, da “Marcjât Vieri” sino a S. Gottardo; e poi ancora, il celeste Quintiere di Gemona, da S. Cristoforo al Cormor; il fulvo Grazzano, da S. Francesco a Gervasutta e S. Rocco… Fatto un gran mazzo, stretto dalla dedica “Par Udin, Aquilee gnove, mari e regjine di umanitât cuintri ogni barbarie”, il giovane Mangiacapra, “Capitaneus Terrae”, aveva solennemente consegnato a picchetto dei Vigili del Fuoco sotto il caposquadra Avon il tradizionale omaggio alla colonna mariana o Guglia di Mercatonuovo, sintesi simbolica delle virtù urbane di rifugio e baluardo della città di Udine, virtù quest’anno in particolare rimembrate dal detto dell’epigrafe “Sum melior nutrix quam sit Florentia mater”, tributo degli esuli toscani Manin alla località che li aveva accolti, definita miglior nutrice di quanto Firenze fosse loro madre. Gran bell’esempio d’integrazione e di gratitudine!

Poi, ancora, l’annuale canto spontaneo dell’inno cittadino “O ce biel cjiscjel a Udin”; il conio rituale di moneta infantile della tradizione cittadina (“tapon”), faceto omaggio alla vocazione commerciale urbana ed al principio di sovranità locale, già riconosciuto dal Patriarca Bertoldo, con denario lanciato sul Gran Stendardo dell’Arengo odierno, aperto sul plateatico della popolarissima “Plasse S. Jacum”. Ed ecco infine la “Gran Cuintane Udinexe” e gli onori popolari al Padre della Patria urbana, Patriarca Bertoldo di Andechs-Merania (1180†1251) presso la Cappella della Pietà, in Via Mercatovecchio, nucleo originario del Comune cittadino, e contestuale dedica al ricordo del “doxe furlan” Lodovico Manin nel trecentesimo suo genetliaco, ultimo e malcompreso Capo di Stato della Serenissima, la cui abdicazione salvò Venezia dai cannoni del Bonaparte. A conclusione, gran brindisi degli organizzatori a base di storico “Tocai” friulano, vuolsi esportato in Ungheria proprio dal Patriarca Bertoldo, che del regno magiaro era stato vicerè! La curiosità: c’è chi giura di aver visto scivolare furtivo, in Mercatovecchio, tra labari storici e chioschi di Friuli Doc , anche il sindaco De Toni, troppo impegnato per fermasi e portare personalmente un saluto a chi generosamente promuove l’orgoglio di una storia locale ricca di spunti per l’attualità! Registrato anche tardo omaggio FB del presidente ARLeF Eros Cisilino…

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