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POESIA, “CANZONI PER IL MIO UTERO”, LA RACCOLTA D’ESORDIO DELLA PIANISTA MARIA CEFALÀ

DiRedazione

Mag 9, 2024

CANZONI PER IL MIO UTERO. Per Bach e per l’opposto al mio Zenit.

DAL 24 MAGGIO IN LIBRERIA IL PRIMO LIBRO DI POESIE DELLA PIANISTA MARIA CEFALÀ, L’AUTRICE DEL PROGETTO “DISCOVERING BACH”, DIVENTATO DISCO DI CULTO SU CLASSIC-AMAZON, PRODOTTO DA PAOLO FRESU. 

CANZONI PER IL MIO UTERO È IL SUO ESORDIO, UN PERSONALISSIMO CORPO A CORPO CON LA PAROLA POETICA: PER RACCONTARE LA RINASCITA ATTRAVERSO ESPERIENZE DOLOROSE – UN ABORTO VOLONTARIO E “NON VOLUTO”, LA VIOLENZA DI UNA RELAZIONE – E LA LUCE SALVIFICA DELLA MUSICA DI JOHANN SEBASTIAN BACH, LE SUE NOTE CHE SI FANNO PAROLE E VERSI IN UN INTIMO MOTO , DAL NADIR ALLO ZENIT. Tintinna delicata la tua musica / oltre le mura del mio corpo / della stanza candida d’ospedale / e del mondo”. 

LA PRIMA PRESENTAZIONE DEL LIBRO A ROMA, MERCOLEDÌ 5 GIUGNO.

Un libro “necessario”, nei tempi in cui il tema dell’interruzione di gravidanza è tornato prepotentemente nell’attualità del dibattito nazionale. Un libro che mette al centro dei versi molti interrogativi sul ruolo dell’arte, e sulla figura del padre nel nostro tempo, in un contesto storico nel quale i fucili sono puntati solo sulle madri – o non madri. «Ho abortito non volendo abortire, ho amato il mio bambino non nato e mi sono assunta la responsabilità di ogni parola scritta e a lui dedicata. Responsabilità prese per due, anche per l’uomo pericoloso e violento che è scomparso quando ha saputo della gravidanza (…) Questo piccolo sasso gettato in uno stagno, spero possa raggiungere altre donne che vivono le stesse contraddizioni, per dire loro: va tutto bene. Ed è anche la provocazione di una pianista classica sul ruolo dell’arte oggi, al quale tutti noi artisti abbiamo abdicato, per gettarci, ciechi, nelle logiche di mercato. Eppure l’arte salva, l’arte è fede per il credente e il non credente».        Maria Cefalà

ROMA – È conosciuta fra gli appassionati di musica per un progetto, “Discovering Bach”, che l’ha resa riferimento contemporaneo nella divulgazione del repertorio del genio musicale tedesco: nel 2019 la pianista Maria Cefalà varava il suo progetto con un tour concertistico in cinque carceri italiane e l’album omonimo, prodotto nel 2022 da Paolo Fresuper la sua Tuk Music Label, diventata rapidamente un fenomeno di culto su Classic – Amazon, restando per mesi al primo posto nelle classifiche di vendita italiane. Oggi Maria Cefalà riprende per mano la musica di Johann Sebastian Bach e ne fa perno centrale di un libro di poesie, quello del suo esordio lirico, nel quale si racconta per le esperienze recenti e chiude idealmente un cerchio fra ispirazione artistica e vissuto personale: “Canzoni per il mio utero. Per Bach e per l’opposto al mio Zenit” titola il libro in uscita venerdì 24 maggio per Il ramo e la fogliaEditore (Collana Poesia 64 pagg € 12), in anteprima per il pubblico romano in occasione dell’incontro programmato mercoledì 5 giugno (ore 18.30, Libreria ELI, viale Somalia 50). 

Poesie come “canzoni”, dunque: quelle che, spiega l’autrice, sono «il frutto di mesi terrificanti e grondanti sangue. L’evento chiave è il marasma di un aborto volontario e insieme non voluto». Un esordio in versi che ci accompagna, con sconcertante franchezza, nel percorso personale e intimo di rinascita e affermazione della propria dimensione femminile. I testi sono profondamente autobiografici e cuciono sacro e profano, deità e bestialità nel racconto dei tre poli attorno ai quali ha ruotato, per un certo periodo, la sua vita: «Un uomo, opposto al mio Zenit; il mio utero, che mai avevo sentito così pulsante; Bach, la dimensione salvifica che ripulisce dal dolore e lo rende non solo sopportabile, ma sensato». Il grande compositore diventa il padre desiderato e la sua musica rifugio e luogo di salvezza. 

Tintinna delicata la tua musica

oltre le mura del mio corpo

della stanza candida d’ospedale

e del mondo.

Un personalissimo corpo a corpo con la parola poetica, quindi: un moto pendolare intimo dal nadir allo zenit. Un percorso di rinascita, attraverso esperienze dolorose, e una rigenerazione nella luce accogliente delle vibrazioni musicali di Bach, che si fanno parole e versi, passo dopo passo, in un viaggio esistenziale al fianco del compositore. A volte la vita gioca strani scherzi per indicare la direzione da percorrere; così Maria Cefalà: «ho sempre guardato la maternità con lontana amichevolezza, qualcosa che sarebbe avvenuto o forse no, a patto ch’io fossi pronta. Non come quelle donne che portano al polso un martellante orologio biologico, schiave di una società che le impone madri, prima che individui realizzati». In Canzoni per il mio utero. Maria Cefalà racconta in versi il suo aborto volontario, e non ci sono sconti. «È un racconto delle contraddizioni: c’è una me stessa atea e una Maria credente; una bambina che ha odiato il femminismo e un’altra che oggi è convintamente femminista; una donna a brandelli e un’altra coraggiosa; un’obiettrice di coscienza (per sé stessa sola) che ha scelto di guardare l’ecografo, impietosa, odiandosi, e la donna che ha, infine, abortito. Contengo moltitudini, per dirla con Whitman, e con tutte le altre donne». 

Un libro “necessario”, nei tempi in cui il tema dell’interruzione di gravidanza è tornato prepotentemente nell’attualità del dibattito nazionale. Necessario certamente per l’autrice, necessario per chi vorrà leggerlo. Un libro che mette al centro dei versi molti interrogativi sul ruolo dell’arte, e sulla figura del padre nel nostro tempo. Racconta ancora Maria Cefalà: «ho abortito non volendo abortire, mi sono sentita una bestia e mi sono assunta ogni responsabilità di questa scelta; di più, ho amato il mio bambino non nato e mi sono assunta la responsabilità di ogni parola scritta e a lui dedicata. Responsabilità prese per due, anche per l’uomo pericoloso e violento che è scomparso quando ha saputo della gravidanza, andando a espiare le sue colpe d’alcolista musulmano con un Ramadan in Libia. Questo libro è un invito esplicito al giudizio, in un momento in cui il giudizio impera: sono qui, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ed è un piccolo sasso gettato in uno stagno, spero possa raggiungere altre donne che vivono le stesse contraddizioni per dire loro: va tutto bene. Ma non solo: è la provocazione di una pianista classica sul ruolo dell’arte oggi, ruolo al quale tutti noi artisti abbiamo abdicato, per gettarci, ciechi, nelle logiche di mercato. Eppure l’arte salva, l’arte è fede per il credente e il non credente: Bach mi è stato Padre al posto di un padre assente; ed ecco il richiamo, l’interrogativo, anche sulla figura del padrein un contesto storico nel quale i fucili sono puntati solo sulle madri – o non madri. Dove sono gli uomini, qual è il loro ruolo?». Info sul libro e sulle presentazioni in Italia: www.ilramoelafogliaedizioni.it

Maria Cefalà è pianista, studiosa e interprete del repertorio di Johann Sebastian Bach. Laureata in pianoforte e in musicologia col massimo dei voti, si specializza sotto la guida della pianista di fama mondiale Anna Kravtchenko. Nel 2018 nasce il suo progetto personale, “Discovering Bach”, che debutta in un tour di cinque carceri italiane. L’omonimo album d’esordio è prodotto da Paolo Fresu, che inaugura con lei la sezione Classica della propria etichetta discografica, la Tuk Music Label. L’album raggiunge il primo posto nelle classifiche di vendita nella sezione Classic – Amazon Italia, e resta in classifica per mesi. Nel 2023 viene pubblicato il suo primo libro, Farcitura eccessiva di un tacchino, e sue conseguenze. Pensieri di una pianista poco classica, Arcana Edizioni, una narrazione ironica della vita personale del musicista, volta a smontare alcuni luoghi comuni legati al mondo della musica classica. Maria Cefalà è stata segnalata dai principali giornali, radio e televisioni nazionali. Canzoni per il mio utero è il suo esordio in versi 

Di Redazione

Direttore : SERAFINI Stefano Per ogni necessità potete scrivere a : redazione@vocedelnordest.it

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