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CONFARTIGIANATO: UN NUOVO PATTO TERRITORIALE TRA ISTITUZIONI PUBBLICHE, FORMAZIONE, IMPRESE E LAVORATORI

DiRedazione

Giu 7, 2026

La proposta è stata lanciata durante la prima assemblea generale dell’Associazione provinciale, il 7 giugno a Treviso. Il presidente Armando Sartori: «Facciamo di Treviso un laboratorio politico, economico e sociale, perché nessuno può affrontare da solo le transizioni che ci sfidano»

Alberto Stefani (Regione Veneto): «In Veneto dobbiamo investire nella formazione tecnica, favorendo un cambio di mentalità. Un giovane che ha intrapreso una strada di formazione tecnica non vale meno di un laureato»

Paola Carron (Confindustria): «Questo patto è soprattutto una forma di responsabilità che nasce dalla consapevolezza che dobbiamo affrontare insieme le sfide. Il problema non è la diversità, ma essere divisi»

Francesco Orru (CISL): «È tempo di superare i vecchi schemi della contrapposizione tra capitale e lavoro. Nel patto dobbiamo individuare una risposta a 360 gradi alla società trevigiana. Per questo serve il coinvolgimento di tutti gli attori»

Marco Granelli (Confartigianato nazionale): «Confartigianato ha nel suo DNA la capacità di creare coesione sociale ed è il valore aggiunto che può portare a questo patto»

Un nuovo patto territoriale tra istituzioni pubbliche, soggetti della formazione e dell’educazione, imprese e lavoratori. È la proposta lanciata da Confartigianato Imprese Marca Trevigiana nella prima assemblea generale, celebrata il 7 giugno a Treviso, realizzata con la partnership di CentroMarca Banca. «Facciamo di Treviso un laboratorio politico, economico e sociale», è l’invito del presidente Armando Sartori. «Reggeremo la sfida delle trasformazioni solo facendo sintesi tra politica, imprese, lavoratori e società. Perché nessuno può affrontare da solo le transizioni che ci sfidano in ogni campo. Le energie vive per il cambiamento ci sono, dobbiamo unirle in un progetto condiviso di Marca Trevigiana. Questo patto vede nella Regione Veneto un attore centrale e nei corpi intermedi, anelli di congiunzione necessari tra istituzioni, territori, imprese e lavoratori».

Un appello lanciato davanti a una platea di deputati e amministratori pubblici, a partire dalla Regione Veneto, passando per la Provincia, fino ai Sindaci dei comuni, dei rappresentanti di Confindustria e del Sindacato, e di tanti dirigenti di Confartigianato.

A delineare rischi e opportunità dello scenario di “policrisi” è stato il professor Marco Almagisti, docente di Scienza politica e di Sociologia politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova. Lo studioso ha messo in guardia sull’epidemia delle solitudini e sulla diffusa tendenza alla “disintermediazione”.

«C’è una “domanda di senso” che emerge soprattutto nei momenti di grandi cambiamenti», ha sottolineato Marco Almagisti, «necessaria a collegare le diverse parti della società, le diverse generazioni, e che ci consenta di inserire il nostro cammino entro un orizzonte più ampio. Qui c’è lo spazio per una “re intermediazione”, per pensare i nostri enti e le nostre associazioni non solo come “corpi intermedi”, fra cittadini e istituzioni, ma anche come “nodi” di una “rete” entro cui tenere unita la società e preparare assieme il nostro futuro».

La proposta del “patto territoriale”, lanciata da Confartigianato, ha avuto dei precisi interlocutori. «Mi rivolgo a Confindustria», ha detto il presidente Armando Sartori, «per dire che la scala dimensionale può e deve essere superata con la scelta coraggiosa di fare rete. Il dialogo con Confindustria non è un’opzione, è una necessità strategica. Mi rivolgo alla CISL, per dire che oggi la tutela del lavoro ha bisogno più che mai della competitività dell’ecosistema della Marca Trevigiana. Il tema dell’occupazione, attrattiva e competente, è centrale nel progetto del nuovo patto territoriale. Mi rivolgo alla Regione Veneto, per sottolineare che le politiche pubbliche sono efficaci solo se c’è l’intermediazione di chi vive il territorio».

«È una strada in salita, ma che possiamo superare insieme». Così ha esordito Alberto Stefani, presidente della Regione del Veneto. «Abbiamo aperto un tavolo sulla sburocratizzazione che sta raccogliendo i suggerimenti delle associazioni di categoria, che sono coinvolte anche nel bilancio partecipato, per poter dare risposte a partire dal 2027. In Veneto dobbiamo investire nella formazione tecnica, favorendo un cambio di mentalità. Un giovane che ha intrapreso una strada di formazione tecnica non vale meno di un laureato. Altra leva è il tema casa che cambi l’attuale approccio: occorre garantire diritto alla casa ai lavoratori veneti.

Alberto Stefani ha poi richiamato il ruolo delle imprese anche come strumento di welfare, in particolare per l’armonizzazione del tempo di lavoro e familiare per le donne. «Oggi un impresa sopravvive anche sugli investimenti sociali, sugli investimenti sui carichi assistenziali», ha sottolineato il presidente Stefani. L’energia è l’altro tema forte del rapporto con le imprese, con l’obiettivo è arrivare a una multiutility unica per il Veneto, superando l’attuale dispersione.

«Occorre fare cultura delle nostre imprese», ha concluso Stefani, «che rappresentano esempi straordinari che devono essere conosciuti, raccontati e studiati. Sono questi i modelli che devono essere trasmessi ai giovani veneti». 

«Oggi le imprese possono fare poco da sole e così anche le associazioni di rappresentanza», ha rilanciato Paola Carron, presidente Confindustria Veneto Est. «Il linguaggio nuovo, invocato da Confartigianato, significa individuare un obiettivo comune. Questo patto è soprattutto una forma di responsabilità, che nasce dalla consapevolezza che dobbiamo affrontare insieme le sfide. Il problema non è la diversità, ma essere divisi».

«La CISL c’è sul patto», ha annunciato Francesco Orru, segretario CISL Belluno Treviso. «Fattore importante è la partecipazione. Proprio la legge sulla partecipazione, fortemente voluta dalla CISL, contiene gli strumenti per favorire questi processi di collaborazione. È tempo di superare i vecchi schemi della contrapposizione tra capitale e lavoro. Serve un percorso che ci renda attori su tutti i cambiamenti della nostra provincia. Nel patto dobbiamo individuare una risposta a 360 gradi alla società trevigiana. Per questo serve il coinvolgimento di tutti gli attori».

«Le organizzazioni devo passare da una logica di contrapposizione culturale alla collaborazione e questo si fonda sulla fiducia», ha ammonito Marco Granelli, presidente nazionale Confartigianato Imprese. «Confartigianato ha nel suo DNA la capacità di creare coesione sociale ed è il valore aggiunto che può portare a questo patto. Oggi la desertificazione dei territori va a minare il futuro del Paese. Di fronte alle nuove sfide, abbiamo bisogno di una alfabetizzazione comune».

Di Redazione

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