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DiRedazione

Lug 10, 2024

L’esperienza di apprendistato duale dell’IIS Città della Vittoria con Confartigianato Imprese Vittorio Veneto

Trentotto giovani neodiplomati escono in questi giorni dall’Ipsia “Città della Vittoria” con una marcia in più. Negli ultimi due anni scolastici hanno infatti vissuto l’esperienza dell’”apprendistato duale”, trascorrendo tre mesi in classe quarta e altrettanti in quinta in aziende del territorio, alternandosi tra momenti formativi a scuola e momenti di formazione pratica in azienda, maturando così preziosa esperienza, utile per entrare anche da subito nel mondo del lavoro. E’ il frutto di un progetto lanciato dalla Dirigente scolastica Susanna Picchi dell’Istituto IIS Città della Vittoria in accordo con Confartigianato Imprese Vittorio Veneto e Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.

“Quando gli studenti diplomatisi in questi giorni frequentavano la terza Ipsia – spiega la Dirigente Susanna Picchi – abbiamo avviato il progetto, andato a regime negli ultimi due anni. La quasi totalità degli studenti ha aderito a questa nuova modalità di conseguire il diploma di Stato, che ha significato anche la firma di un contratto di apprendistato di 1° livello, che prevede anche il lavoro in estate e negli altri periodi di sospensione delle lezioni in classe”.

“Il contratto di lavoro – continua la preside – ha interessato aziende di varie dimensioni, dalla piccola azienda artigiana alla grande industria con più di 100 addetti. Nel concreto il nostro Istituto ha condiviso con Confartigianato Imprese Vittorio Veneto ed altri enti di creare un “ponte” fra scuola e impresa avendo due obiettivi, contestualizzare la formazione in veri luoghi di lavoro ed aggiungere alle competenze acquisite sui banchi quelle in ambiente lavorativo, permettendo anche agli studenti di utilizzare attrezzature 4.0, che sicuramente non sono quelle dei nostri laboratori.

L’impegno non è stato solo degli studenti, ma anche dei docenti coinvolti, che hanno in certi ambiti “curvato” i programmi curriculari a quelli formativi aziendali e viceversa. L’apprendistato duale nella scuola, inserito nel PTOF, deve essere costantemente monitorato con particolare attenzione al rapporto tra tutor scolastici e tutor aziendali.

“Il ruolo svolto da Confartigianato Imprese Vittorio Veneto nella realizzazione dell’apprendistato è stato più che utile, direi indispensabile – conclude la dirigente- Anche le borse di studio per i neodiplomati messe a disposizione degli studenti dalla bilateralità artigiana prevista nei CCNL di settore, ha consentito ai giovani oltre allo stipendio ricevuto dalle imprese per le ore di presenza in ditta di conseguire un ulteriore riconoscimento economico che si aggiunge all’apertura di una posizione previdenziale in giovanissima età. L’associazione è stata fondamentale anche nel selezionare le aziende che colgono la potenzialità di questo strumento che non ha lo scopo di fornire manodopera, ma di investire con lungimiranza sui giovani trasferendo loro competenze di mestieri tipici del manifatturiero e insegnandogli come ci si comporta su un luogo di lavoro partendo dal curare ogni giorno tutte quelle attenzioni che servono per evitare infortuni”.

Tra gli artigiani indicati da Confartigianato più “visionari” in questo senso c’è Massimo Camerin, che con il fratello Paolo ha fondato a fine anni ’80 la OMEC di Vittorio Veneto, nata per le lavorazioni meccaniche conto terzi, poi specializzatasi nella realizzazione di attrezzature e automazioni su misura in diversi ambiti. Oggi occupa 28 tra operai e tecnici nella zona industriale di San Giacomo, di questi, alcuni in apprendistato.

“Di apprendistato parlavo da dieci anni, convinto che i 15 giorni di PCTO (ex alternanza scuola lavoro) fossero troppo pochi – precisa il titolare di Omec – Credo che sia fondamentale per le scuole e per i ragazzi mettere a confronto la teoria dei libri con la pratica delle aziende, e per gli insegnanti seguire anche i loro studenti quando sono in azienda: sono diversi i casi in cui ragazzi che non brillano tra i banchi di scuola una volta in azienda svelino singolari talenti.”

“Gli studenti nei luoghi del fare possono metter mano su strumentazioni e metodologie impensabili in un istituto e, una volta diplomati, se non continuano gli studi magari con gli ITS, hanno già un curriculum da lavoratore subordinato alle spalle per proporsi in modo più attrezzato nel mercato del lavoro. Io ho una decina di dipendenti usciti da esperienze di stage nella mia azienda. Credo sia importante offrire ai ragazzi un bagaglio culturale che sarà loro utile in futuro, a prescindere da dove lavoreranno. Lo dobbiamo alla nostra comunità. Si sa che manca personale, ma non si può pretendere di trovarlo già pronto! – continua Camerin – La gestione dei ragazzi non è banale: in base ai ruoli e agli strumenti che usano bisogna affiancarli. Ma se l’esperienza in azienda è fondamentale per mettere in pratica quel che si studia, viceversa anche la scuola deve insegnare quello che poi serve nella pratica. Pensiamo solo alla sicurezza, che dovrebbe diventare materia di insegnamento, ma poi si impara concretamente solo nel lugo di lavoro che accoglie il giovane.

Ettore Njah, veneto – americano nato a Vittorio Veneto, è uno dei diplomati di quest’anno, ed è stato apprendista per sei mesi proprio alla Omec.

“Conoscevo già l’azienda, per questo ho chiesto di venire qui per l’apprendistato. Mi sono trovato benissimo, mi sono sentito accolto, lavorando in autonomia nei compiti, in cui avevo dimestichezza e facendomi affiancare – e facendo molte domande – in quelli più nuovi. Così facendo sono stato avviato al mondo del lavoro “svezzato”. Ho superato il timore di sbagliare, di confrontarmi con i colleghi chiedendo aiuto. Restare in azienda dei mesi aiuta a stringere legami con le persone, altrimenti impossibili. Ora non resterò qui, perché per meriti scolastici ho vinto una borsa di studio e andrò a studiare in Austria quest’estate e poi in Olanda per un paio d’anni. All’esame di maturità ho portato un mio progetto di robotica, che mi ha dato tanta soddisfazione”.

“Se ne va – commenta Massimo Camerin – perché è cresciuto in azienda, ma per noi non è perso. Se decide di tornare, le nostre porte sono aperte. I suoi risultati scolastici ci hanno fatto onore e confermano la necessità di calarsi nella realtà e di relazionarsi con le persone e le aziende”.

“Le testimonianze di Camerin e del giovane Njah – afferma Enrico Maset, Presidente di Confartigianato Imprese Vittorio Veneto attestano che la via dell’apprendistato duale è quella giusta per consentire ai giovani di acquisire competenze e alle imprese di investire in modo strutturale su quei pochi giovani che dopo le scuole medie accedono a indirizzi professionali. L’artigianato trevigiano e in generale il settore manifatturiero possono infatti contare solo sul 15% medio di giovani, su un totale di poco più di 7.300 per anno scolastico, che studiano per diventare gli operai specializzati e i tecnici del futuro. Con questo contratto di studio e lavoro le imprese più lungimiranti riescono ad avere il tempo necessario per insegnare ai ragazzi ed appassionarli ai mestieri del fare. Alle famiglie e ai giovani si offre un contratto di lavoro, una posizione previdenziale e un primo stipendio utile per favorire la loro indipendenza.”

“Far conoscere le potenzialità delle nostre imprese al territorio – conclude il presidente Maset – e saper attrarre i giovani è la sfida che Confartigianato ha raccolto per mantenere vivo il nostro settore.”

In copertina : Massimo Camerin – Ettore Njah

Di Redazione

Direttore : SERAFINI Stefano Per ogni necessità potete scrivere a : redazione@vocedelnordest.it

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