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L’analisi del Centro Studi Erickson dei programmi elettorali sulla scuola: manca la centralità dell’istruzione, nessuna visione coerente

DiRedazione

Set 16, 2022

In comune nei programmi elettorali l’assenza di proposte di rilievo, dalla valorizzazione sociale della docenza, all’inclusione e valorizzazione delle diversità, passando per l’allarme dispersione scolastica

L’obiettivo 4 di sviluppo sostenibile, dei 17 presenti nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, evidenzia l’impegno dei Paesi firmatari a garantire un’istruzione di qualità, equa e inclusiva, sottolineandone in tal modo il ruolo chiave per lo sviluppo di un Paese. In vista dell’imminente appuntamento alle urne, la Ricerca&Sviluppo Erickson ha analizzato le proposte dei partiti in merito all’istruzione e alla scuola, partendo da quanto è stato scritto nei programmi elettorali dei principali partiti in corsa per le elezioni del 25 settembre.

Da questa analisi emerge chiaramente come l’istruzione e la scuola non siano al centro dell’attenzione dei diversi partiti. Non emerge una visione di scuola rinnovata e innovativa in grado di rispondere alle sfide attuali e future poste dal complesso contesto politico, socio-economico, ambientale e tecnologico. L’istruzione è presente in tutti i programmi elettorali senza che a essa sia dato un peso significativo, nonostante la fotografia della scuola italiana che emerge da diversi rapporti internazionali evidenzi diverse criticità. L’Italia, infatti, si colloca all’ultimo posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea per percentuale di spesa pubblica complessiva destinata all’istruzione: solo l’8% di spesa pubblica totale viene investito nell’istruzione, contro il 10% della media UE. Anche la percentuale di spesa pubblica italiana per l’istruzione in rapporto al PIL è inferiore alla media UE (nel 2010 era il 4,3% del PIL, nel 2020 è stata del 3,9% del PIL, contro il 5% nel 2010 e del 4,7% del 2020 della media UE). Il trend della spesa pubblica per l’istruzione in Italia si presenta in decrescita, considerando che l’ultima legge di bilancio approvata prevede un’ulteriore riduzione per i prossimi due anni. Questo trend penalizzante per la scuola non è messo in discussione in alcun modo dai partiti, che anzi lo ignorano, presentando impegni programmatici che richiederebbero invece grandi investimenti per essere realizzati.

Dario Ianes, docente di pedagogia e didattica inclusiva all’Università di Bolzano e co-fondatore di Erickson, pone l’accento su un tema chiave per il rinnovamento del sistema scolastico: la valorizzazione sociale della docenza. «I programmi elettorali sulla scuola (tutti) mancano su un punto fondamentale: la valorizzazione sociale della docenza.  Come far diventare la docenza una professione davvero ambita, valorizzata da ogni punto di vista? Sociale, economico, giuridico, culturale? Non lo si fa con scorciatoie, sanatorie, precariato mostruoso, concorsi farraginosi, grovigli di graduatorie, corsetti universitari e pochi spiccioli in busta paga.  Ma davvero la nostra classe politica desidera un corpo docente di altissimo profilo culturale, che formerà altrettanto alto spirito critico negli allievi/e, futuri elettori?».

Il tema del reclutamento, del superamento del precariato e della formazione iniziale e in servizio è stato affrontato dal governo nei decreti e nella legislazione di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), eppure le proposte dei partiti tendono ad essere vaghe e, in generale, non fanno riferimento a quanto già approvato nei decreti. Questa riforma del sistema di formazione iniziale e continua ha suscitato accesi dibattiti rispetto ai meriti e ai limiti delle novità introdotte, e non è stata riportata al centro del dibattito in vista delle elezioni.

Altre criticità del sistema d’istruzione italiano riguardano l’abbandono scolastico precoce, che nel 2020 era del 13,1% (superiore alla media UE che nel 2020 era del 9,9%) e la dispersione scolastica implicita. In riferimento a quest’ultima, sono significative le difficoltà di raggiungimento delle competenze base in lettura, matematica e scienze nella popolazione scolastica. Nel 2018 la percentuale italiana di quindicenni con scarsi risultati nella lettura era del 23,3% (media UE 22,5%), in matematica del 23,8% (media UE 22,9%) e in scienze del 25,9% (media UE 22,3%). Preoccupante, in particolare, è l’aumento della percentuale di quindicenni con scarse competenze in lettura nel 2018 rispetto al 2009 (+2,3%) e in scienze (+5,3%), mente va meglio la competenza in matematica, con un miglioramento di 1,2 punti. La crisi pandemica, con la chiusura delle scuole e la didattica a distanza, ha a sua volta influito negativamente sull’apprendimento scolastico, in particolare tra gli allievi e le allieve che provengono da contesti socio-economico-culturali più sfavorevoli. Arginare la dispersione scolastica e le povertà educative, superando anche i divari territoriali, è una delle priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), eppure non risultata essere una priorità delle forze politiche. Nessun partito riprende nel suo programma elettorale le indicazioni del Gruppo di Lavoro istituito nel marzo 2022, nonostante il governo fosse allora supportato da tutte le forze politiche.

Grandi assenti dai programmi elettorali sono quindi proposte su temi di rilievo per l’istruzione. Sara Franch, Ricerca&Sviluppo Erickson, afferma: «L’idea di scuola delle forze politiche è diversa, ma ci sono anche degli aspetti comuni ai programmi elettorali. Ci sono proposte presentate da tutte le principali forze politiche, come per esempio l’aumento degli stipendi del personale docente e il superamento del precariato. Mancano proposte su temi di rilievo, come per esempio l’impegno ad aumentare la spesa pubblica per l’istruzione per allinearla alla media europea, e misure concrete per assicurare il raggiungimento delle competenze base in lettura, matematica e scienze ed arginare la dispersione scolastica. Ciò che accomuna tutte le forze politiche è anche la mancanza di una visione di scuola profondamente rinnovata ed innovativa in grado di rispondere alle sfide attuali e future poste dal complesso contesto politico, socio-economico, ambientale e tecnologico».

Infine, il tema del riconoscimento delle differenze e di un approccio educativo attento alle diversità è praticamente assente dai programmi elettorali delle principali forze politiche. Facilitare inclusione, equità e pari opportunità è invece esplicitamente previsto dall’obiettivo 4 dell’Agenda 2030 e dalle Indicazioni Nazionali e dagli atti di indirizzo del Ministero dell’Istruzione. Richiede innanzitutto di accogliere le differenze, attraverso un approccio educativo che valorizzi l’unicità e la diversità di ciascuna persona. Da un punto di vista didattico significa adottare un approccio basato sulla differenziazione dei percorsi di apprendimento, per quel che riguarda sia le modalità, sia i traguardi da raggiungere.

Commenta Francesco Zambotti, responsabile Area Educazione Erickson: «La fiducia nella Scuola, nel corpo docente e negli alunni e alunne è la grande assente nella visione politica della scuola. In nessun programma ci sono passi concreti per dare concretezza all’autonomia scolastica, valorizzando i territori. La visione della scuola dal fronte politica continua ad essere una visione centralistica, burocratico-amministrativa, disinvestendo sul piano culturale e didattico, sulla reale innovazione efficace in classe e sulla capacità di valorizzare la diversità presente in ogni contesto scolastico nel Paese».

Redazione

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