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QUANDO LA VIOLENZA ENTRA IN CASA: DAL FATTO DI CRONACA ALLA TUTELA PENALE DEI MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA

DiYuleisy Cruz Lezcano

Lug 5, 2026

Una serata che avrebbe dovuto animare il centro cittadino con negozi aperti e iniziative estive si è invece conclusa con episodi di violenza che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Tra i fatti segnalati durante il primo “Giovedì di luglio” a Sassuolo, particolare preoccupazione ha destato l’aggressione subita da una donna, che secondo le prime ricostruzioni sarebbe stata picchiata dal marito nella zona di via Pia. Al momento le informazioni disponibili sono limitate e sarà compito dell’autorità giudiziaria accertare l’esatta dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità penali. Tuttavia, episodi come questo offrono l’occasione per riflettere su un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali emergenze sociali e giudiziarie del nostro Paese.

Quando la violenza si consuma all’interno delle mura domestiche non sempre si è di fronte a un episodio isolato. Le statistiche e gli studi criminologici mostrano come, nella maggior parte dei casi, l’aggressione fisica rappresenti soltanto la manifestazione più evidente di un percorso di sopraffazione iniziato molto tempo prima. Minacce, umiliazioni, insulti, controllo economico, isolamento dai familiari e dagli amici, limitazione della libertà personale e intimidazioni costituiscono spesso i tasselli di una violenza che cresce progressivamente fino a sfociare nelle aggressioni fisiche.

Se le indagini dovessero accertare che le violenze denunciate si inseriscono in una condotta abituale e reiterata all’interno del rapporto coniugale o familiare, potrebbe trovare applicazione l’articolo 572 del Codice penale, che disciplina il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi. Si tratta di un reato proprio, vale a dire di una fattispecie che può essere commessa soltanto da chi riveste una particolare posizione nei confronti della vittima, come il coniuge, anche separato o divorziato, il convivente, il genitore, l’affidatario o chiunque sia inserito in un rapporto familiare o di stabile convivenza.

Il bene giuridico tutelato dalla norma è particolarmente ampio. L’ordinamento protegge non soltanto l’integrità fisica della persona offesa, ma anche la sua dignità, la libertà morale, l’equilibrio psicologico e il diritto a vivere relazioni familiari improntate al rispetto reciproco. Per questa ragione il reato non richiede necessariamente che ogni episodio produca lesioni fisiche documentabili: anche le violenze psicologiche, le continue mortificazioni, le minacce e le condotte intimidatorie possono concorrere a integrare quel clima di sistematica sopraffazione che la giurisprudenza individua come elemento caratterizzante dei maltrattamenti.

La letteratura scientifica internazionale descrive questo fenomeno attraverso il concetto di “spirale della violenza”. La psicologa statunitense Lenore E. Walker ha individuato un ciclo ricorrente composto da una fase di crescente tensione, seguita dall’aggressione vera e propria e da un’apparente fase di riconciliazione, durante la quale l’autore delle violenze promette di cambiare o minimizza quanto accaduto. È proprio questa alternanza che spesso induce la vittima a rimanere nella relazione, nella speranza che gli episodi non si ripetano, mentre il ciclo tende invece a ripresentarsi con intensità sempre maggiore.

A questo modello si affianca la teoria del “controllo coercitivo” elaborata dal sociologo Evan Stark. Secondo questa prospettiva, la violenza domestica non coincide esclusivamente con le percosse, ma consiste in un sistema di controllo attraverso il quale l’autore limita progressivamente l’autonomia della vittima, ne condiziona le decisioni, ne controlla gli spostamenti, le relazioni personali e persino l’accesso alle risorse economiche. La violenza fisica rappresenta spesso soltanto uno degli strumenti utilizzati per mantenere una posizione di dominio.

Negli ultimi anni il legislatore italiano ha rafforzato significativamente gli strumenti di tutela. Il decreto-legge n. 93 del 14 agosto 2013, convertito nella legge n. 119 del 15 ottobre 2013, ha introdotto misure urgenti contro la violenza di genere, ampliando le possibilità di intervento dell’autorità giudiziaria e prevedendo una maggiore protezione delle persone offese. Successivamente, la legge 19 luglio 2019, n. 69, nota come “Codice Rosso”, ha imposto una corsia preferenziale per i procedimenti relativi alla violenza domestica e di genere, accelerando l’intervento della magistratura e inasprendo il trattamento sanzionatorio per numerosi reati.

La cronaca continua purtroppo a dimostrare che la violenza nelle relazioni affettive raramente nasce all’improvviso. Nella maggior parte dei casi rappresenta l’esito di una lunga escalation fatta di controllo, intimidazione e paura. Per questo gli esperti sottolineano l’importanza di riconoscere tempestivamente i primi segnali di una relazione violenta, evitando di considerare le aggressioni come semplici litigi familiari. Ogni episodio merita attenzione perché, dietro un’apparente lite domestica, può celarsi un sistema di maltrattamenti destinato ad aggravarsi nel tempo.

Sarà l’attività investigativa a chiarire se l’episodio avvenuto a Sassuolo costituisca un fatto isolato o l’emersione di una situazione di violenza protratta nel tempo. Qualunque sarà l’esito degli accertamenti, la vicenda richiama ancora una volta l’attenzione sulla necessità di intercettare precocemente le situazioni di rischio e di garantire alle vittime una tutela effettiva, affinché il silenzio non diventi il terreno sul quale la violenza continua a crescere.

Di Yuleisy Cruz Lezcano

Yuleisy Cruz Lezcano è poetessa, scrittrice, traduttrice e attivista per i diritti sociali, nata a Cuba e residente in provincia di Bologna. Autrice di diciotto libri, alcuni in edizione bilingue, la sua scrittura attraversa i temi del translinguismo, della migrazione, della memoria diasporica e dei diritti umani. Collabora con numerose testate giornalistiche e riviste culturali italiane, spagnole e latinoamericane, occupandosi di letteratura, cultura, traduzione e impegno civile. Finalista e vincitrice di importanti premi letterari nazionali e internazionali, affianca all’attività letteraria progetti educativi e iniziative contro la violenza e le disuguaglianze sociali.