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Voce del NordEst

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UN FREDDO TREKKING NELLA BIANCA ESTONIA

DiLuigi Ferraro

Dic 23, 2023

Dicembre è un mese insolito per decidere di visitare queste località per via della colonnina di mercurio che scende facilmente ben oltre lo zero. Ma la cosa non mi desta preoccupazione, anzi rafforza in me ancora di più lo spirito di avventura e sfida legato ad ogni viaggio che sempre mi accompagna alla vigilia di ogni partenza. 

Estonia, aeroporto di Tallinn. Recuperato lo zaino, la prima decisione da prendere è come raggiungere il centro città, punto di partenza di questo breve trekking, distante 3 km, mezzi pubblici o a piedi. Visto l’orario e le condizioni meteo decido di partire zaino in spalla, anche per non perdere un metro di tutto quello che mi circonda. La temperatura è intorno ai tre gradi sotto zero, il freddo è pungente ma assolutamente sopportabile. A prima vista sembra una città ultra moderna, palazzi di vetro dalle forme più strane, centri commerciali ovunque, che vanno scemando man mano mi avvicinò al centro città. Finalmente le mura medievali che cingono la città, mastodontiche le supero e tutto cambia, case medioevali dai colori sgargianti che si affacciano su strade e vicoli acciottolati con una pietra scura indefinibile, oltre i tetti fanno capolino le guglie delle numerose chiese. Quelle che allora erano case di mercanti o fienili ora sono ristoranti bar, musei e gallerie.

Dopo quasi due ore eccomi finalmente dove passerò la notte, il Meriton Old Town Garden Hotel, non potevo scegliere di meglio a soli cento metri da piazza del Municipio, in pratica in centro città. Esco dall’albergo alle 08:00 fuori c’è una temperatura di 7 gradi sotto lo zero, scende un nevischio fine, per uscire dalla città mi dirigo verso la stazione di Balti Jaam per poi dirigermi verso la costa. Ci sono voluti quasi tre giorni di cammino per raggiungere Paldiski tra boschi e distese di campi imbiancati che si perdevano all’orizzonte in una foschia fredda che ti avvolgeva a tal punto da congelare il sudore. Il paesaggio mostra tutte le sfumature di bianco, che dà, ancor più che del silenzio, interrotto solo dallo scricchiolio della neve sotto gli scarponi, la sensazione di essere in mezzo al nulla. Ho attraversato villaggi senza vedere anima viva, sembrano disabitati, se non fosse per il fumo che usciva dai camini, segno della presenza di qualcuno che lì abitava. Paesi dai nomi impronunciabili, come Kersalu, Kloogaranna, keila-Joa, Tabasalu, Vaana-Joesuu. I ghiaccioli che pendono da tetti, grondaie e abeti, che sembrano dei lampadari scintillanti, rendono questi luoghi suggestivi e rendono ancor più intensa la sensazione di freddo. Arrivato a Paldiski mi ritrovo d’incanto lanciato a ritroso negli anni, ai tempi dell’Unione Sovietica. Palazzoni senza balconi, tutti uguali, ghiacciati, disseminati lungo un enorme viale che taglia in due la cittadina, sparse un po’ ovunque nelle strade laterali case disabitate, nel centro città due supermercati – un segno di modernità –  e per mia fortuna un bar/ristorante in stile retrò che però serve delle ottime zuppe e dei dolci da leccarsi le dita. La cameriera mi guarda in modo dubbioso chi sa cosa starà pensando di me (presumo qui si conoscano tutti e una faccia nuova di certo non passa inosservata). Preso nel tepore del posto penso a quanta storia racchiude questo luogo.

Prima del 1994, a Paldiski c’era il più grande centro di formazione per i sottomarini nucleari dell’Unione Sovietica. Battezzato dalla gente del posto “Pentagono Sovietico” era una base militare piena di razzi nucleari, sottomarini e chissà che altro, visto che nessuno vi aveva accesso. Una volta che i militari hanno lasciato Paldiski, è stato del tutto abbandonato, lasciato quasi in rovina. E ora, passeggiando per la città, si può ancora vedere come appariva nell’era sovietica, pochi sono gli edifici di nuova costruzione. Finito la mia zuppa di polpettine e rinfrancato dal tepore del locale mi preparo ad uscire. Oggi le condizioni meteo sono veramente avverse nevica e tira vento e la colonnina di mercurio sulla porta di ingresso segna ben – 14. Metto lo zaino in spalla e mi avvio stringendomi nella giacca, ripercorro tutto il viale in direzione nord/est per arrivare alla stazione che scopro essere ormai in disuso mentre al suo posto lungo l’unico binario vi è soltanto una moderna pensilina….. il treno è già fermo con mezz’ora di anticipo sull’orario di partenza…. Ci salgo subito per sfuggire al freddo che mi attanaglia. Si ritorna a Tallin.

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