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Le case sospese dei pescatori cubani di Risco Alto

DiYuleisy Cruz Lezcano

Giu 26, 2026

Tra la città costiera di Matanzas e il celebre viadotto di Bacunayagua Bridge, lungo la costa settentrionale di Cuba, si trova un luogo poco conosciuto e difficilmente documentato: Risco Alto. Qui, su ripide scogliere a picco sul mare, sorge una comunità di pescatori che vive in condizioni estreme, sospesa letteralmente tra roccia e oceano.

Le abitazioni di Risco Alto non sono case nel senso tradizionale. Sono piccole strutture in legno, spesso costruite o ricostruite nel tempo dagli stessi pescatori. Vengono chiamate casetas o tablones e sono fissate direttamente alla parete rocciosa mediante travi, pali, corde e soprattutto cavi metallici ancorati alla pietra.

Queste costruzioni si innalzano lungo le parti più alte e irregolari della falesia, dove il terreno è instabile e composto da rocce affilate. In molti casi, le strutture sembrano “appendersi” nel vuoto, sospese sopra il mare, sfidando la gravità e le condizioni ambientali costiere. La sensazione visiva è quella di un villaggio sospeso sull’oceano: piattaforme in legno aperte verso il mare, con il fronte completamente esposto alle onde e al vento.

Alcuni vedendo il rischio potrebbero dire una comunità nata dalla necessità, invece per una come me che ama il mare, il primo pensiero è una comunità nata per l’amore della natura e la libertà che essa stessa concede.

Secondo testimonianze locali e racconti diffusi anche in materiali audiovisivi, questa comunità si sarebbe sviluppata a partire dagli anni ’80. Alcune strutture furono inizialmente abbandonate o lasciate in condizioni precarie, per poi essere recuperate e rinforzate da nuovi gruppi di pescatori che hanno continuato a utilizzarle come rifugi e basi di pesca.

Risco Alto non è un vero e proprio insediamento urbano ufficiale, ma un insieme di punti abitativi e di lavoro costruiti in modo spontaneo, legati interamente all’attività di pesca.

Vivere a Risco Alto significa convivere costantemente con il pericolo. Le scogliere sono ripide, irregolari e composte da rocce taglienti. Un passo falso può avere conseguenze gravi, e l’accesso alle casette avviene spesso attraverso sentieri sterrati e passaggi difficili. Il mare sottostante, pur essendo ricco di pesce, non è un luogo sicuro: le correnti sono forti e risalire la parete rocciosa dall’acqua sarebbe estremamente difficile, se non impossibile in molte zone, oltre al fatto che è profondo almeno 15 metri. Per questo motivo, la pesca qui richiede esperienza, resistenza fisica e una profonda conoscenza del territorio.

Le acque al largo di Risco Alto sono note per la loro abbondanza di specie marine. Tra le catture più comuni si trovano pesci pelagici come alalunghe (albacore), dorado, pesci serrucho e barracuda. Questa ricchezza ha reso il luogo un punto di riferimento per pescatori esperti, attratti dalla possibilità di una pesca produttiva ma altamente rischiosa. Le casette stesse sono progettate in modo essenziale e per vedere oltre ai tetti leggeri,alle pareti parzialmente coperte, bisogna mettersi in una certa angolazione, per cogliere, invece, il lato completamente aperto verso il mare, che serve per facilitare la pesca e la sorveglianza delle condizioni dell’oceano, bisogna scendere o attraverso il tetto oppure attraverso scale di legno costruite dai pescatori.

Risco Alto non è una destinazione turistica né un luogo facilmente accessibile, non compare nelle principali rotte o itinerari, ed è conosciuto soprattutto attraverso racconti locali, esperienze dirette e alcuni video documentari indipendenti.

La sua posizione, tra montagna e mare, lo rende un punto isolato ma anche straordinariamente suggestivo; è un paesaggio dove la presenza umana si adatta in modo estremo all’ambiente naturale.

Risco Alto rappresenta un equilibrio fragile tra sopravvivenza e natura. Da un lato, la bellezza del mare aperto e la ricchezza della pesca; dall’altro, un ambiente duro, dove ogni struttura è esposta al vento, alla salsedine e al rischio di crolli o incidenti. È una realtà che racconta la resilienza di una comunità che ha scelto, o a volte semplicemente ereditato un modo di vivere ai margini, costruito sull’adattamento e sulla conoscenza profonda del mare.

Di Yuleisy Cruz Lezcano

Yuleisy Cruz Lezcano è poetessa, scrittrice, traduttrice e attivista per i diritti sociali, nata a Cuba e residente in provincia di Bologna. Autrice di diciotto libri, alcuni in edizione bilingue, la sua scrittura attraversa i temi del translinguismo, della migrazione, della memoria diasporica e dei diritti umani. Collabora con numerose testate giornalistiche e riviste culturali italiane, spagnole e latinoamericane, occupandosi di letteratura, cultura, traduzione e impegno civile. Finalista e vincitrice di importanti premi letterari nazionali e internazionali, affianca all’attività letteraria progetti educativi e iniziative contro la violenza e le disuguaglianze sociali.