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Il Margine: Il senso della specie – perché la cultura planetaria è il destino dell’umanità

DiRedazione

Ott 20, 2021

Sara Hejazi

IL SENSO DELLA SPECIE

PERCHÉ LA CULTURA PLANETARIA È IL DESTINO DELL’UMANITÀ

La mela morsicata della Apple, il doppio arco giallo di McDonald’s, lo «swoosh» della Nike, ma anche l’abbandono delle campagne a favore delle aree urbane e il crollo della natalità: in ogni parte del mondo, pur se con corpi, credenze, tradizioni e religioni diverse, gli esseri umani sono accomunati da un bagaglio culturale e da modi di vita ormai planetari.

Eppure, ancora oggi si può ancora morire a causa di un credo religioso, di un muro che separa due nazioni, per il colore della pelle, per il proprio sesso biologico o genere. La cultura planetaria non rende più uniti, né immuni alle discriminazioni; non rende liberi di viaggiare né di scegliere dove risiedere. Più ci si somiglia, più ci si sente isolati e profondamente divisi, stretti tra l’enorme forza centripeta della globalizzazione, fatta di simboli e rituali comuni, e la forza centrifuga delle singole identità, che sembrano faticare nel trovare orizzonti di senso comuni in grado di accompagnare le trasformazioni già in atto negli stili di vita. Abbiamo espanso le nostre conoscenze, ma le strutture mentali che impieghiamo non sembrano essersi ancora aggiornate rispetto alla mole di sapere accumulato.

Questo libro si propone dunque di indagare gli elementi della cultura planetaria mettendo in luce come, nonostante tutto, l’unificazione culturale sia un cammino ormai intrapreso, e in fondo l’unico che potrà salvare l’umanità. I confini culturali, spesso utilizzati per giustificare la disuguaglianza sociale e la povertà globale, sono la pesante e ingiusta eredità di un passato obsoleto in un mondo completamente nuovo e in precario equilibrio, nel quale tutto ciò che è confine – geografico, culturale, spaziale, temporale – non è solo superato, ma non contribuisce in alcun modo a migliorare le possibilità di sopravvivere e di superare le grandi sfide planetarie future (la manipolazione del DNA, la riproduzione della vita, l’intelligenza artificiale), e presenti (la pandemia, il cambiamento climatico, l’inquinamento, l’ingiusta distribuzione delle risorse e delle conoscenze).

Sfide che pongono una serie di questioni fondamentali che nessuna cultura può evitare né affrontare da sola: per l’umanità, è arrivato il momento di smettere di immaginarsi come appartenente a una nazione, a un popolo, a un’etnia, a una religione, a un genere, per pensarsi invece come parte di un’unica specie.

Sara Hejazi, cittadina italiana e iraniana, ha conseguito un dottorato di ricerca in Antropologia culturale ed Epistemologia della Complessità. Accademica, scrittrice e giornalista, collabora con molte università e fondazioni italiane oltre a scrivere su diverse testate. Ha pubblicato i saggi: L’Iran s-velato. Antropologia dell’intreccio tra identità e velo (2008), L’altro islamico. Leggere l’Islam in Occidente (2009) e La fine del sesso? Relazioni e legami nell’era digitale (2017).

Collana: Annurca

Pagine: 160

Prezzo: € 13,00

In libreria: ottobre 2021

Redazione

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